Ho preso, anzi praticamente rubato,
l’idea da una delle opere più famose della letteratura inglese, i personaggi
amati di una saga degli ultimi anni, la mia voglia di scrivere e di divertirmi
con voi e… ho shakerato il tutto per dare forma ad una mia visione dell’opera
di Dickens “Canto di Natale”, appunto.
È blasfemia, me ne rendo conto, ma
questo è il periodo di buonismi per eccellenza e, se non osavo adesso… mai più.
Buona lettura…
Era la Vigilia di Natale.
Los Angeles sembrava un unico abete
scintillante di luci e decorazioni. Ogni famiglia si preparava a festeggiare la
notte dei sogni in un modo speciale. E casa Cullen non faceva eccezione. Tanya
aveva organizzato una cena con i suoi colleghi. Gli ospiti sarebbero arrivati
di lì a poco e la padrona di casa si stava ritoccando il trucco.
- Allora, che ne dici? -
- Di cosa? -
- Ma come cosa? Del mio vestito nuovo! –
disse spazientita, osservando il marito riflesso allo specchio.
- Ah sì… molto bello… -
- Tesoro, stai bene? – domandò,
voltandosi per guardarlo direttamente.
- Sì… sì… sono solo un po’ stanco… -
rispose l’uomo massaggiandosi gli occhi con pollice e indice.
- Gli ospiti saranno qui fra poco, ma
per un’oretta potrei coprirti. Dai, vai a riposarti un po’! -
- Tanya, sei una mogliettina fantastica
– le disse, schioccandole un sonoro bacio sulla guancia.
- Lo so… lo so… Ora io scendo, tu dormi
un po’, ok? -
Appena Tanya chiuse la porta, Edward si
accasciò sulla poltrona. Non aveva sonno. Tanti pensieri gli roteavano nella
testa e, sicuramente, non sarebbe riuscito a chiudere occhio. L’unica cosa che
poteva fare per rilassarsi era leggere un libro.
Si alzò e andò dritto verso la libreria.
Scorse con le dita i titoli, accarezzando dolcemente ogni volume, fino a quando
la sua mano si fermò su Dickens e il suo “Canto di Natale”.
Il
racconto perfetto per questa serata, pensò Edward
prendendo nuovamente posto sulla comoda poltrona di pelle che aveva comprato
l’autunno precedente, con la moglie, ad una fiera dell’antiquariato appena
fuori città. Sedendosi gli venne in mente la faccia di Tanya alla vista di quel
vecchio complemento d’arredo e le risate durante il tragitto di ritorno con il
nuovo acquisto sopra le loro teste.
Quelle giornate gli mancavano.
Ormai era da quando Bella era ricomparsa
che lui e sua moglie non ridevano più insieme. Spesso non riuscivano neppure a
stare nella medesima stanza senza iniziare una discussione su la donna che
Tanya reputava un pericolo per il loro benessere familiare.
Ma il fatto era che la presunta morte di
Bella, l’aveva profondamente cambiato, e la sua ricomparsa era come se l’avesse
riportato indietro nel tempo. E ora sua moglie continuava a ripetergli che non
lo riconosceva più. Ma chi era veramente, neppure lui lo sapeva.
Basta
coi pensieri!, si disse Edward.
Così apri il libro alla prima pagina e
annusò l’odore della carta. Era una sua mania. Una piccola fissazione di cui
era a conoscenza solo un’altra persona. E alla mente risovvenne un ricordo di
Bella e di quando, anni prima, le aveva regalato un libro. La prima cosa che
lei aveva fatto, fu di accarezzarne la copertina e poi di annusarne il
contenuto, quasi volesse aspirare ogni singola parola. Si ricordò che era
scoppiato a ridere e che lei lo aveva fissato imbronciata, con le labbra
increspate e gli occhi interrogativi.
Basta!,
non era possibile che anche un libro gli ricordasse così tante emozioni.
Cercò di soffocare i suoi pensieri e si
mise a leggere nel silenzio della camera da letto.
Appena tentò di andare oltre le prime
due righe del racconto, si ritrovò con gli occhi chiusi e la mente leggera… Udì
appena il campanello dell’ingresso trillare e i tacchi di sua moglie correre ad
accogliere gli ospiti, perché stava già sognando.
***
Gli sembrò che fosse passata un’eternità
da quando si era assopito e invece, guardando la sveglia di fronte a lui, si
accorse che erano trascorsi neppure cinque minuti.
Si stropicciò il volto col palmo delle
mani, fece uno sbadiglio e si alzò per andare a vestirsi. Si stiracchiò un’altra
volta chiudendo gli occhi e, quando li riaprì, vide davanti a sé suo padre.
Gli era già capitato in passato,
soprattutto durante le feste. Quindi richiuse gli occhi, certo che quando li
avesse riaperti l’apparizione sarebbe sparita come tutte le altre volte.
Li riaprì.
Li richiuse nuovamente.
Ripeté il gesto ancora, ma suo padre
Carlisle era sempre davanti a lui.
- Papà…? – disse titubante.
- Stenti a crederci? -
- Papà! -
- Edward, non essere così stupito -
- Papà, ma tu sei… morto! -
- E secondo te ora sarei vivo? – rispose
il fantasma con una risata amara.
- Ma cosa… sto sognando? -
- No, Eddy. Sei sveglio. Ed io sono qui
per te -
- Per me? -
- Sì, figliolo. Tu hai bisogno di
qualcuno che ti aiuti. Non puoi continuare così. Menti a te stesso e menti agli
altri -
- Papà, ma di che stai parlando? -
- Eddy, ho poco tempo. Posso solo dirti
poche cose. Stanotte a mezzanotte verranno a visitarti tre Spiriti e tu dovrai
starli a sentire. Mi hai capito figliolo? -
- Sì, ma che… -
- Loro ti daranno molte cose su cui
riflettere. Aaaahh, se avessi avuto anche io questa opportunità! Non sarei
morto senza dire a tua madre quanto la amassi e senza confessarti quanto io sia
sempre stato orgoglioso di te. Non fare i miei stessi errori. La morte è un
luogo oscuro, e la cosa importante è che tu, in vita, abbia amato e sia stato
amato. Importa solo quello. L’amore per tua madre e per te, è il faro che
ancora adesso mi guida -
- Papà, io… -
- Basta Eddy, il mio tempo è terminato.
Ascolta gli Spiriti. Loro sono potenti e sanno molte più cose di te e di me -
- Te lo prometto. Ti prego non anda… -
Non fece in tempo a finire la frase, che
il signor Cullen era già sparito dalla sua vista con uno sbuffo di vapore.
Edward restò immobile sulla poltrona,
non riusciva a staccare gli occhi dal muro da dove, fino a pochi istanti prima,
suo padre gli parlava.
Tre
spiriti? E che vorranno da me? Se non mi decido a muovermi mia moglie mi
ucciderà! Le ho promesso che almeno stasera avrei evitato discussioni…
Gettò uno sguardo alla sveglia. Erano le
7:00 di sera.
Per
gli spiriti c’è ancora tempo, si disse ridendo di
se stesso.
Scese di corsa le scale, e quasi si
scontrò con sua moglie che sopraggiungeva dalla cucina.
- Finalmente, tesoro! Stavo salendo a
chiamarti. Stai meglio? -
- Sì… grazie, Tanya… - rispose, dandole
un plateale bacio sulle labbra.
- Gli ospiti erano preoccupati -
- Ora non lo saranno più -
- Bene. Spero sarai di compagnia -
- Farò il possibile -
- Edward!! – sospirò, lasciando cadere
le braccia lungo i fianchi.
- Sarò divertentissimo, comicissimo, un
perfetto padrone di casa! -
Tanya gli scoccò uno sguardo severo e si
diresse nella sala tentando di sorridere felicemente. Lo sforzo, però, le
produsse un sorriso tirato e per nulla naturale, ma gli ospiti non vi fecero
caso più di tanto. Con tutto quel trambusto era quasi un miracolo riuscire a
comprendere cosa diceva il vicino di tavola!
Edward prese posto di fianco a Jasper.
Era l’unica persona che conosceva. Gli altri erano solo visi sfocati e nomi
senza significato.
- Allora, Jasper? Tutto bene -
- Sì, agente Cullen -
- Va bene Edward, Jasper -
- Come va? -
- Bene -
- È Natale! -
- Così sembra… -
- Sai Edward, l’anno scorso sono rimasto
in ufficio fino a tardi. Stavamo lavorando sul DNA di Bella prima che mi
portassero via il caso. Cosa che poi si è rivelata inutile dato che lei è
ricomparsa. A proposito, non viene stasera? -
- Mi stavo chiedendo la stessa cosa –
rispose Edward, con fare pensieroso.
- No. Ha detto che aveva altro da fare –
si intromise una voce femminile.
- Ah, ok. Grazie, Tanya -
Edward guardò la moglie. Sembrava che
avesse un Isabella-radar. Bastava che lui la incontrasse, ne parlasse,
addirittura la pensasse, che subito arrivava Tanya ad intromettersi nei suoi
pensieri e nelle sue discussioni.
La cena volò via velocemente, Edward
tentò di ascoltare Jasper, ma dopo pochi istanti si perse mentre lui descriveva
un virus che aveva appena scoperto nei computer della CIA.
Quando anche l’ultimo degli ospiti se ne
andò, Tanya si rivolse al marito.
- È andata bene, non trovi? -
- Già -
- Ti sei divertito? -
- Molto – finse un sorriso entusiastico.
- Hai parlato solo con quel tipo
strambo… -
- Jasper, si chiama Jasper -
- Ah sì… Jasper. Ti ha parlato di
qualcosa di interessante? Di Isabella? -
- Tanya, per favore, non cominciare –
disse, alzando gli occhi al soffitto.
- Non cominciare a fare cosa? -
- Lo sai benissimo. Io sono tuo marito.
Isabella è fuori dalla mia vita -
- Tu pensi che mi basti essere tua
moglie? Io voglio i tuoi pensieri, voglio la tua anima. Edward, io voglio il
tuo amore! -
- Tanya… - non poteva replicare nulla.
Non se la sentiva. Non ora. – Tanya, domani vengono i tuoi e io ho sonno… molto
sonno… andiamo a letto… -
- Edward… - sapeva che non poteva averlo
completamente, sapeva che li legava ormai solo una fede al dito. Sapeva tutto
questo, ma si astenne. – Va bene, Edward, va bene… -
I due coniugi si diressero verso la
camera da letto. Ma, mentre Tanya si infilò immediatamente tra le calde
coperte, Edward decise di sedersi sulla sua poltrona a leggere ancora un
pochino.
Sua moglie si girò immediatamente verso
la parete, ed Edward immaginò che non aveva voglia di guardarlo in faccia. Lui
d’altro canto si gettò subito a capofitto nella lettura. Rilesse le due righe
che stava leggendo prima di cena e ancora una volta venne avvolto da quello
strano torpore. Chiuse gli occhi, per riaprirli subito dopo, dato che un vento
freddo gli colpiva il viso.
Maledetta
finestra!, pensò.
Fece per alzarsi, quando si accorse che
dinnanzi a lui c’era una strana figura il cui sguardo gelava il sangue nelle
vene e ogni suo movimento gli provocava brividi.
- Signor Swan? – si sorprese il giovane.
- No, signor Cullen. Io sono lo Spirito
del Natale passato. Non sei stato avvertito della mia venuta? -
- Sì... mio padre... ma, signor Swan,
che ci fa lei con una candela in mano? -
- Io non sono il signor Swan! E
soprattutto questa non è una normale candela. Rappresenta tutto ciò che voi
mortali tentate di spegnere e sopire nel profondo di voi stessi. Signor Cullen,
è pronto per il viaggio? -
- Viaggio? Quale viaggio? -
- La porterò alla scoperta dei suoi
Natali passati, sperando che le insegnino qualcosa! -
- Ma io non posso... Tanya mi aspetta a
letto e domattina vengono i suoi genitori -
- Venga – ordinò perentorio lo spirito.
- Ma io... – decise di non opporre
resistenza perché il Signor Swan, o chiunque fosse la presenza dinnanzi a lui,
gli incuteva troppo timore.
Il fantasma lo guidò fuori della camera
e giù per le scale, per poi uscire dalla porta principale trovandosi per la
strada illuminata a festa. Nonostante avesse indosso solo un maglione, non
aveva freddo. Ci pensava la sua agitazione a tenerlo caldo!
Lo spirito lo guidò fino ad una casa e
gli disse di guardare all’interno.
All’inizio non riuscì a scorgere nulla,
ma poi vide un bambino seduto sotto l’albero. Vide la porta di ingresso aprirsi
ed entrare un uomo che prese il bambino in braccio facendogli fare l’aeroplano.
Edward sentì lo stomaco contorcersi perché quella scena gli riportò alla mente
vecchi ricordi. Continuò ad osservare, e scorse una figura femminile che
guardava i due uomini.
Poi ricordò.
Era l’ultimo Natale con suo padre. Gli
venne in mente allora, che Carlisle era tornato a casa inaspettatamente presto
portandogli in dono una pistola. Ricordava ancora quelle risa che ora
rivivevano di nuovo in quella vecchia casa dimenticata.
- Charlie... Scusi, signor Spirito...
quello sono io... mio padre... mia madre... – disse commosso.
- Sì, signor Cullen. E ora cambiamo
scena! -
Gli bastò passare la mano sul vetro
perché i personaggi di prima scomparissero ed apparisse dal nulla una nuova
scena. Come se fosse a teatro, Edward si avvicinò ancor più al vetro scrutando
all’interno della casa. Sembrava la stessa di prima, solo l’albero non era
illuminato. A dire il vero neanche addobbato. Edward si ritrasse. Aveva una
brutta sensazione. Ma lo Spirito lo ricondusse al vetro. All’interno vi scorse
il bambino di prima cresciuto. Aveva gli occhi tristi, e la casa recava il
marchio del lutto. Vide la donna della scena precedente, sua madre, piangere su
una poltrona a fianco al se stesso bambino.
- Mio padre... questo era il primo
Natale senza mio padre... il primo di una lunga serie... -
- Lo so... -
- Dopo la sua morte, il Natale è sempre
stata una festa triste. Mia madre non riusciva ad addobbare neppure l’albero...
-
- Hai visto fin troppo... ultima tappa,
poi ti lascerò al secondo spirito -
Le due invisibili figure percorsero in
silenzio la 7a Avenue, finché giunsero ad una villetta che Edward
conosceva bene. Entrarono dalla porta senza che lo Spirito forzasse la
serratura e si trovarono nel soggiorno addobbato a festa. L’abete troneggiava
al centro della stanza e le lucine illuminavano tutto l’insieme. Si guardò in
giro, e scorse il se stesso di qualche anno prima, secoli gli parevano adesso,
abbracciato a Bella. Si avvicinò alla coppia che era accoccolata sul divano a
guardare il loro albero di Natale. Il viso sorridente della donna, illuminato
dalle luci intermittenti, era splendido e lui cadde a terra in ginocchio.
Come
poteva averla dimenticata? Come poteva aver dimenticato quella stessa
sensazione che ora provava nuovamente?
E poi vide il se stesso e la sua
espressione beata mentre stringeva la sua ragazza. Vide la sua felicità mentre
la baciava. Distolse lo sguardo. Gli faceva troppo male vedere quelle scene.
Sentiva di aver rinunciato al paradiso per una vita eterna condannata
all’inferno. Perché era questa la sua vita senza Bella: un vero inferno.
Lo spirito ebbe pietà del giovane e lo
condusse fuori da quella casa dove il tempo si era fermato e Amore aveva messo
radici.
Camminarono fianco a fianco, il Natale
Passato e l’uomo distrutto. La notte era fredda e calma e, percorrendo la
strada, Edward si teneva le tempie pulsanti mentre sentiva il cuore battergli
forte nel petto. Era troppa l’emozione vissuta in quegli ultimi istanti.
Il fantasma dei Natali che furono
abbandonò il giovane all’ingresso della sua casa non prima di avergli augurato
buona fortuna.
- Troverà la sua strada, Signor Cullen -
- Lo spero... -
- Si aspetti la visita degli altri miei
due colleghi -
Edward non rispose. Entrò in casa, salì
le scale e, varcando la soglia della camera, guardò nel letto Tanya che dormiva
profondamente. Sua moglie.
Ma negli occhi aveva solo occhi scuri e
profondi, nelle orecchie la risata cristallina e nella mente un unico pensiero:
Isabella.
Si adagiò sulla poltrona massaggiandosi
le tempie. Quella sarebbe stata una lunga notte.
Dopo pochi istanti alzò gli occhi per
vedere che ora fosse. Doveva essere quasi mattina ormai, invece la luce...
Fissò stupito la sua sveglia notando che
segnava le 11:59. Allo scoccare della mezzanotte sentì un gran tonfo fuori
della stanza. Si alzò spaventato, aprì la porta e... iniziò a ridere. Non
riusciva ad arrestare la sua ilarità. Per terra c’era Emmett vestito da Babbo
Natale. Immaginò che fosse inciampato sul tappeto.
- Ehi amico, piantala di ridere, ok? –
disse il nuovo venuto alzandosi e sistemandosi alla meglio il vestito.
- Emmett.... ma che.... – non riuscì a
continuare la frase che di nuovo ricominciò a ridere vedendo la faccia paonazza
dell’amico. O di colui che credeva tale.
- Ora basta! Sono in servizio! Immagino
tu sia Cullen... Edward, giusto? -
- Sì, esatto. E tu? Sei Babbo Natale? –
chiese trattenendo a stento una risata.
- No, ovviamente! Io sono lo Spirito del
Natale presente e ora dobbiamo andare -
- Dai Emmett, piantala! Fai parte anche
tu della recita? Ma come ti sei conciato? -
- Ascoltami bene: innanzitutto non sono
il tuo amico Emmett. Ho solo preso le sue sembianze per facilitarti le cose. E
mi sembra di avertele facilitate fin troppo! E secondo... non sono io che ho
scelto questo abbigliamento! È l’autrice che mi descrive così! Se la piglio...
E ora seguimi. Il tempo stringe, e abbiamo qualcosa di interessante da vedere.
Andiamo! -
Edward non riuscì a replicare nulla. Se
stava impazzendo almeno lo faceva divertendosi!
Lo spirito con le sembianze di Emmett lo
condusse sul balcone della camera da letto.
- Tieniti forte! Ora decolliamo! -
L’uomo annuì e si strinse alla manica di
quel buffo Babbo Natale.
Come per magia, avvolti da una polverina
dorata che Edward immaginò rubata a Trilly, i due strani individui spiccarono
il volo.
Edward si guardò indietro e intravide
Tanya che dormiva serena nel loro letto. Egli sapeva dentro di sé che, dopo
quel viaggio, nulla sarebbe stato più come prima.
Volarono sui tetti di Los Angeles,
osservando da quella postazione privilegiata l’intera città. Infine atterrarono
davanti ad un palazzo che Edward non riconobbe, salirono fino all’ultimo piano
e si ritrovarono davanti all’appartamento 1305.
Entrarono.
L’atmosfera era calma e rilassata. Le
luci dell’albero lampeggiavano nella sala principale e si sentivano risate colme
di gioia. Riconobbe immediatamente la risata cristallina di Isabella ma non
quella dell’altra persona. Doveva esserci un uomo con lei... Andò dritto in
sala, lasciando indietro lo Spirito. E vide ciò che non avrebbe mai voluto
vedere. Isabella e Jacob teneramente abbracciati su un plaid steso al centro
dell’appartamento. Ridevano brindando al Natale. Bella era felice. Jacob era
felice! E lui guardava la scena roso dalla gelosia.
- Brindiamo all’amore! – disse Isabella
con voce trillante.
- All’amore! – rispose Jacob e, dopo
aver bevuto un sorso di vino, si avvicinò alla donna baciandola dolcemente
sulle labbra.
Edward restò di stuccò e scappò dalla
stanza.
- Ehi amico? Amico? Dove ti sei
cacciato? – diceva cercandolo lo Spirito.
- Sono qui – rispose lui, appoggiato ad
una parete, a braccia conserte, fuori dall’appartamento.
- Hai una faccia terribile! -
- E questo cos’era? Cosa volevi dirmi?
Qual è il messaggio? – il suo tono di voce era piuttosto alterato.
- Ehi calma, calma Edward. Questo è ciò
che sta succedendo ora. In questo stesso istante. È il presente come
conseguenza delle tue azioni passate -
- Io non l’ho mai buttata nelle braccia
di Jacob! -
- No. Però ti sei sposato, ricordi? -
- Tanya... – sussurrò.
- Già, Tanya -
- Cosa significano tutte queste visite
notturne? -
- Sono un’opportunità. Per capire cosa è
stato, cos’è e cosa sarà se le cose procederanno in questo modo -
- Quindi questo non è un sogno -
- No -
- E Bella e Jacob... loro si sono
baciati davvero poco fa... -
- Sì -
- Che devo fare? –
Non era una domanda per lo Spirito, la
stava formulando a se stesso e non riusciva a trovare la risposta.
- Vedi, Edward… le tue azioni hanno
delle ripercussioni sugli altri. Spesso impreviste. Isabella doveva essere
uscita dalla tua vita in maniera definitiva e invece è riapparsa. E ora tu sei
sposato -
- Ti ringrazio per il resoconto della
situazione... – disse con un sorrisetto sarcastico - ma non so che devo fare -
- Quello che devi fare lo sai solo tu.
Io ti sto solo dando una mano a capire. Poi sta a te decidere -
- Spirito, riportami a casa -
Edward prese la manica del Fantasma dei
Natali Presenti e si alzarono in volo sopra la città. Fin lassù si sentivano le
risate della gente che in strada si scambiava gli auguri. Tutti sembravano
felici. Ma lui no. Ancora lo tormentava la visione di Isabella che baciava
Jacob. Era geloso. Profondamente geloso. E ora tormentava la manica del
Fantasma natalizio senza riuscire a leggere nelle stelle sopra di lui la
risposta definitiva alle sue domande.
Atterrarono sul balcone di casa Cullen
silenziosamente.
- Edward, ora arriverà l’ultimo spirito.
Devi essere coraggioso. E affrontare le tue paure. Afferra l’attimo e non
fidarti affatto del domani -
- Questa citazione non è tua... -
- Sì... beh.... beccato! Però fa sempre
un certo effetto... Comunque seriamente, amico, devi inseguire i tuoi sogni.
Devi essere sincero con le persone che ami. Le bugie sono inutili quando sei
sottoterra. L’importante è amare. Ed essere amati... -
- Vedo che sei uno Spirito cinefilo...
hai visto anche tu Moulin Rouge? -
- Eh eh eh! Sei un tipo simpatico, Edward...
ora però è giunto il momento di andare. E ricorda le mie parole -
- Sono tutte qui – rispose Edward
toccandosi la testa.
- Buon Natale... Buon Natale, ragazzo
mio. Vivi la tua vita. Non avere paura. Buon Natale... -
Lo spirito si allontanò in volo. Era
così buffo che a Edward scappò un’altra risata.
Dopo averlo visto scomparire dietro un
grattacielo, rientrò in casa e si sedette sul letto. Era davvero molto stanco e
aveva solo voglia di dormire. Tanya sonnecchiava placidamente. Si sdraiò
accanto a lei e fissò nuovamente l’ora.
Erano ancora le 11:59.
Per la terza volta, quella notte, scoccò
la mezzanotte e, all’ultimo rintocco di un campanile lontano, si materializzò
sul fondo della stanza il terzo fantasma. Edward lo fissò stupito e
meravigliato come le precedenti due volte. Ancora non si era abituato a tutta
questa stranezza!
Quello doveva essere il Fantasma del
Natale Futuro. Avvolto da una mantella nera impenetrabile non lasciava scorgere
nessun tratto del suo volto.
- Buonasera, Spirito -
- Ciao, Edward – gli rispose quello con
una voce familiare.
La stanza era avvolta dal silenzio più
assoluto. Si sentiva solo il respiro armonico di Tanya. Chissà che cosa sta sognando, si mise a pensare distrattamente
Edward per un attimo. Ma la sua attenzione fu subito attratta dallo Spirito che
si era mosso con un gesto aggraziato.
- Renèe… tu… qui… -
- Già… Noi spiriti pensavamo che queste
persone fossero per te familiari – e dicendo questo si tolse l’enorme cappuccio
che le nascondeva il viso.
- Fin troppo… -
Edward pensò che aveva dinnanzi a lui la
madre di Isabella. Che era grazie a lei che aveva avuto quel bellissimo Natale
due anni prima con sua figlia.
- Vedo i tuoi pensieri, Edward…
Purtroppo i Natali passati sono passati. Io posso solo mostrarti il futuro.
Farti vedere ciò che sarà se tutto andrà come sta andando -
- Sono pronto – disse in un sospiro.
- Bene. Chiudi gli occhi -
Edward seguì le istruzioni del terzo
Spirito e quando, dietro suo ordine li riaprì, si trovò nella stessa stanza da
cui era partito.
- Ma… non ci siamo mossi! -
- Aspetta – rispose, indicandogli il
letto.
Il giovane voltò lo sguardo e vide se
stesso sdraiato. Era più vecchio e il viso segnato dal tempo trascorso.
L’Edward del futuro guardava il soffitto e, pensieroso, si tormentava le mani.
Il lato del letto al suo fianco era perfettamente in ordine, segno che qualcuno
non vi dormiva da molto tempo. E neppure quella notte lo avrebbe fatto.
Era solo. Completamente solo, avvolto
dall’oscurità.
Edward domandò a Renèe il motivo della
sua solitudine. Lei allora gli posò una mano sugli occhi, chiudendoglieli.
Quando li riaprì, si trovò al centro di una combriccola di bambini festanti che
si rincorrevano attorno all’abete illuminato. Spostò lo sguardo verso il divano
dove notò due pacifici genitori teneramente abbracciati. Non ci mise che un
istante a riconoscere Bella e Jacob. Lui con qualche ruga in più e qualche
capello in meno. Lei sempre bellissima, con un sorriso folgorante. La guardò, e
pensò a quanto gli sarebbe piaciuto invecchiare con lei. Avrebbe voluto
accarezzarle la prima ruga spuntata sul viso e baciarle le labbra in ogni
istante della loro vita. Lei era sempre Isabella. Il suo più grande amore. Il
suo unico amore.
Lo Spirito di Renèe lesse ogni suo
pensiero e gli si spezzò il cuore avvertendo la disperazione del giovane.
- Andiamo. Il mio compito ingrato non è
ancora finito... -
Lo condusse in una nuova scena in
qualche Natale perso nel tempo. Un Edward e una Tanya maturi erano seduti sul
letto, uno di fronte all’altra, e si stavano lasciando. Poté udire solo qualche
parola del loro discorso.
- Edward, è ora di farla finita. Non mi
hai mai amata e hai smesso di volermi bene parecchio tempo fa -
- Tanya... -
- So tutto. Io ti ho amato davvero, ma
in fondo ho sempre saputo che il tuo cuore era altrove -
- Io ti ho amato e ti amo ancora ades...
-
- Sssst – le disse lei pazientemente
mettendogli un dito sulle labbra per farlo tacere - Edward. Lo so io. Lo sanno tutti.
Solo tu e Isabella avete sempre mentito a voi stessi. Ora forse tu sei perduto,
ma io... io voglio essere amata, Edward! Voglio qualcuno che mi desideri, che
mi stringa, che mi baci. Voglio essere amata... -
Concluse questa frase in singhiozzi ed
Edward non poté fare altro che abbracciarla stretta stretta.
- Scusami... scusami... scusami... –
queste erano le uniche parole che riusciva a dire.
La scena si dissolse lentamente. Edward
vedeva i due coniugi Cullen sempre meno nitidamente finché scomparvero dalla
sua visuale.
Ora si trovava all’aperto. Regnava il
silenzio assoluto e anche i suoi passi sulle foglie non emettevano alcun
rumore.
Camminava guardandosi attorno finché
vide lontano un gruppo di persone. Riconobbe Tanya ed Emmett col suo cane. Alla
fine del gruppo Isabella abbracciata a Jacob.
Renèe gli fece segno di avvicinarsi a
loro. Lui obbedì, e si trovò al centro di un funerale. Tutti erano tristi,
qualcuno piangeva, qualcun altro chiacchierava. Vide Emmett soffiarsi più volte
il naso nascondendo il volto nel suo fazzoletto. Poi vide Jacob che abbracciava
Isabella facendole forza e sua moglie Tanya che li raggiungeva.
- Isabella, ti faccio le mie
condoglianze... -
- Tanya... dovrei farle io a te... – la
sua voce era strozzata.
- Sappiamo entrambe che eri tu la
prescelta, la sua anima gemella... -
- Io... -
- Isabella, tanto tempo è passato, e
ormai ciò che è stato è stato. Ho accettato il mio ruolo di porto in mezzo alla
tempesta. Una tempesta che ha sempre recato il tuo nome. Sei sempre stata tu
nei suoi pensieri, nel suo corpo, nelle sue vene, nella sua anima. Isabella, tu
l’hai travolto e lui si è completamente abbandonato a te. Quando ti ha perso,
ha iniziato a lasciarsi morire anche lui. Quando tu sei risorta, lui è stato
nuovamente in tua balia... ma il suo onore, il suo buon cuore, accidenti a lui!, gli hanno impedito di
essere sincero con me e soprattutto con se stesso... -
- Tanya... mi spiace dell’inferno che ti
ho fatto sopportare... -
- Spiace a me per essere stata la causa
del tuo inferno personale... -
Dicendo quest’ultima frase in
singhiozzi, Tanya si allontanò e Isabella, che si era separata da Jacob, gli si
avvicinò nuovamente, abbracciandolo.
Edward fissava la scena esterrefatto.
Doveva porre fine a quel dubbio che lo tormentava. Guardò la lapide, e vide
inciso il nome dell’agente Edward Cullen.
Il suo nome.
Si sentì mancare il respiro e
indietreggiò. Allora era questo ciò che lo attendeva... Stare con la donna
sbagliata, rimpiangere il suo vero amore e infine morire solo...
Posò ancora una volta lo sguardo sulla
donna che amava e, in quell’istante, Isabella alzò il suo viso per incatenare i
loro occhi.
- Edward.... – sussurrò, mentre le
lacrime le bagnavano le guance.
Lei l’aveva visto!
Dopo aver pronunciato il nome dell’amato
si accasciò a terra.
- Lei morrà oggi – intervenne lo Spettro.
- Spirito... Renèe... non dirmi questo!
– gridò terrorizzato.
- Edward, lei ti ha visto. I vostri
occhi si sono incontrati. Il vostro amore va al di là del tempo e dello
spazio... non so spiegarmelo, ma è così! ... Lei morrà, morrà di crepacuore. A
causa tua. E il tuo sarà l’ultimo viso che vedrà. Il tuo nome sarà l’ultimo che
pronuncerà. Il suo cuore sarà l’ultimo che si spezzerà a causa del vostro amore
immortale... -
- Noooo! – gridò Edward cadendo in
ginocchio.
Si svegliò di soprassalto. Era madido di
sudore e le tempie gli pulsavano violentemente. Ancora nella mente gli occhi di
Isabella che lo riconoscevano attraverso il tempo e lo spazio e il cuore di lei
che, per l’emozione, si frantumava in mille pezzi. Il dolore gli opprimeva il
petto. Lo sguardo andò immediatamente alla sveglia sul comodino. Erano sempre
le 11:59, ma nell’istante in cui volse gli occhi, scattarono le 12:00. Si
guardò nella stanza alla ricerca di un altro fantasma. Quando lesse le 12:01
capì che il quarto spettro dormiva proprio accanto a lui e che doveva
affrontarlo. Ora.
Svegliò Tanya scuotendola leggermente.
- Edward... che c’è? È presto... – si
lagnò la donna.
- Tanya... dobbiamo parlare –
La donna aprì gli occhi e guardò la
parete di fronte a lei. Sapeva che era giunto il momento. Si girò verso suo
marito pronta ad ascoltarlo. Lui la guardò mentre lei si metteva a sedere sul
letto. Gli sembrava di aver già vissuto quella scena, anche se solo come
spettatore. Stava per affrontare il suo personale demone. Il Fantasma più
difficile.
- Tanya, io... -
- Mi stai lasciando, Edward? -
- Perché pensi che io ti stia lasciando?
-
- Lo stai facendo, vero? -
- Tanya... è molto complicato... – dopo
che lei lo guardò, stanca dei suoi giri di parole, decise di essere brutalmente
sincero. – Sì – ammise infine.
- Per Isabella -
- Sì -
- L’ho sempre saputo. Forse se lei non
fosse ricomparsa tu saresti rimasto con me pur di non restare solo, ma da quando
lei è tornata... da quando sei rientrato dalla tua missione a Honk Kong, ho
sempre saputo che saresti tornato da lei. Non sapevo quando. Non sapevo per
quanto il tuo onore, il tuo senso di colpa, ti avrebbero tenuto legato a me. Io
sapevo ma... Edward... io ti amo... – e dicendo questo scoppiò in lacrime.
- Tanya... so che non mi credi ma... lo
faccio anche per te. Non voglio arrivare ad odiarti. Non voglio arrivare al
punto che tu possa odiare te stessa. E me. Tanya, voglio darti un’altra
possibilità di trovare la persona giusta per te. Io purtroppo non sono quello
che credevi... Non me ne sono reso conto fino a stanotte, quando tre Spiriti mi
hanno illuminato la via... -
- Ho paura... -
- Tanya mi dispiace... mi dispiace... mi
dispiace... – e, così dicendo, la abbracciò stretta.
Neppure lui seppe per quanto tempo
stettero abbracciati. Si persero in quell’ultimo gesto intimo che valeva più di
mille parole.
Quando la luce invase la camera da
letto, Tanya si staccò da quello che era ormai solo legalmente suo marito.
- Edward, va da lei. Vai -
- Io... Tanya... lei ora sta con
Jacob... è scritto nel suo destino -
La donna scoppiò a ridere. Una risata
triste e malinconica allo stesso tempo.
- Edward... tu mi parli di Destino? Il
vostro Destino è segnato. Voi siete destinati a stare insieme... non c’è
destino più chiaro del vostro... -
- Ma, Tanya... loro... loro si sono
baciati... -
- Eddy, tesoro... noi ci siamo sposati!
Vedi quanti errori facciamo noi esseri umani? Su, corri da lei, compi il vostro
destino... -
Edward si alzò dal letto dopo aver
ricevuto la benedizione di quella, che presto, non sarebbe più stata sua
moglie, si chinò su di lei e le diede un ultimo bacio sulle labbra.
- L’ultimo bacio, mio dolce bambino...
brucia sulle labbra come gocce di limone... – si mise a cantare sottovoce lei.
Edward la guardò e le sorrise
tristemente, poi aprì la porta, scese le scale e prese velocemente
dall’appendiabiti il suo giaccone. Uscì da quella casa col cuore più leggero.
Inspirò profondamente.
Finalmente si sentiva di nuovo vivo.
***
- Arrivo... un attimo... arrivo! –
Isabella si alzò pigramente dal letto al suono del campanello che non smetteva
un attimo di trillare. – Ma chi diavolo... - Aprì la porta, e dinnanzi a lei
una sorpresa la attendeva. - Edward? Edward, è successo qualcosa? -
- No... cioè sì... insomma, io e Tanya
ci siamo lasciati -
- Mi dispiace – si morse il labbro,
quell’affermazione non era del tutto sincera.
- Isabella, io... non c’è un modo
diverso per dirlo... ma lo devo fare... -
- Edward, calmati. Entra in casa. Dimmi
tutto – disse, lasciandogli il passo.
L’uomo entrò, si voltò a guardarla
chiudere la porta e disse tutto d’un fiato:
- Isabella, io ti amo! –
Al suono di quelle parole, la testa di
lei scattò per fissare, con occhi improvvisamente pieni di vita, il giovane che
le stava dinnanzi.
- Io ti ho sempre amata, ma sono stato
uno stupido a non dirtelo subito. Appena ti ho visto ad Honk Kong avrei voluto
baciarti e abbracciarti e dimenticare i due anni più orribili della mia vita. I
due anni senza di te. Isabella, io sono morto con te e sono poi tornato alla
vita con te. Io ti amo, così follemente che il mio cuore si sta spezzando a
forza di non averti accanto. Io voglio stare con te per sempre. Voglio baciare
la prima ruga che solcherà il tuo viso, accarezzare i tuoi capelli che
ingrigiscono e stringerti a me baciandoti ogni singolo istante della mia vita -
- Ah... e questo quando l’avresti
capito? Prima o dopo aver mollato tua moglie? – chiese lei freddamente.
- Prima... l’ho sempre saputo... ma
stanotte... Isabella, stanotte qualcuno mi ha recapitato un messaggio. Emmett e
i tuoi genitori... loro mi hanno aiutato a capire... -
- Ma di cosa stai parlando? -
- Niente, Isabella, niente! Sono pazzo!
Pazzo d’amore! Non potevo più stare con Tanya, non potevo più mentirle in ogni
secondo della mia vita. Perché ogni mio secondo, ogni battito del mio cuore,
ogni mio respiro, sono scanditi dal pensiero di te, dei tuoi capelli, dei tuoi
occhi, delle tue labbra... -
- Edward... io... -
- Bella non farlo. Non rinunciare al
sogno. Non rinunciare all’amore. Non rinunciare al nostro amore infinito... non
farlo... non ora che entrambi sappiamo di appartenerci. Io ho cercato
inutilmente di dimenticarti e ho fatto l’errore di sposare Tanya... tu hai
baciato Jacob, ma non mi importa... so che eri con me, perché io ero lì, con
te... -
- Edward, io... ma come diavolo fai a
sapere del bacio di Jacob? – domandò perplessa.
- È un segreto... – e, così dicendo,
sorrise abbracciandola.
I loro occhi erano a pochi millimetri, i
loro nasi si sfioravano, le loro bocche respiravano la stessa aria. Le loro
labbra sfuggirono al controllo e si baciarono.
Finalmente.
Nuovamente.
Ancora e ancora.
Per sempre.
***
Nessuno sa veramente quanto durò quel
bacio. Qualcuno disse tutta la notte, qualcun altro affermò che durò pochi
istanti.
Ma io, che sono l’autrice, so per certo
che quel bacio dura ancora adesso.
Per l’eternità.
*************************

Anche il tuo Canto di Natale è delizioso, ne ho appena letto un altro in questo contest, ma sono due rivisitazioni fatte in maniera differente che mi ha permesso di gustare entrambi. Se non avessi saputo chi sei, probabilmente ti avrei riconosciuta da quel paio di battute che solo tu sai confezionare con quel tipo di ironia, cosa che io ho gradito molto.
RispondiEliminaGrazie!
-Sparv-
Storia molto carina anche se l'ho trovata un pochino affrettata, probabilmente per non eccedere nella lunghezza ma così, secondo me, la storia ne ha un po' risentito e non mi ha particolarmente coinvolto. Un'altra cosa che non mi è piaciuta sono stati i riferimenti all'autrice del fantasma del Presente e alla fine, perché distrae dall'immedesimarsi nella storia. Personalmente avrei anche apprezzato un approfondimento della storia tra Edward e Bella.
RispondiEliminaVeniamo ora alle cose positive: L'idea è carina ed è scritta bene, non ho trovato errori o refusi.
Grazie per aver partecipato
"Canto di Natale" x me è il racconto Natalizio per eccellenza, penso di averlo letto e guardato in miliardi di versioni, e anche la tua ha un posto di eccellenza. Complimenti!!! La trasposizione che hai fatto è perfetta. L'unico appunto che ti faccio è in merito alla storia tra Edward e Bella, mi sarebbe piaciuto qualche dettaglio in più tipo: cose le era successo per crederla morta, come era finita ad Hon Kong, come ha reagito al matrimonio di Edward.
RispondiEliminaIl mio voto è 1
Ila Cullen
La storia è davvero carina, l'idea mi è piaciuta molto e, anche se le "apparizioni" sono già state affrontate in questo contest in un'altra FF, mi pare, questa è originale comunque.
RispondiEliminaUnica nota negativa è che mi pare tu sia andata troppo di fretta. In alcuni punti sarebbe stato bello soffermarsi e, per colpa di questa cosa, non mi sono sentita molto dentro la storia. Ammetto di non aver capito chi tu sia, ma hai un bel modo di scrivere, che piace. La fine è molto delicata, ti resta in testa per un bel po'.
Complimenti e grazie per aver partecipato.
Aly
Non mi aspettavo due storie simili, ad essere onesta non me ne aspettavo neanche una che riprendesse il canto di Natale ma questo per me è stato più che positivo.
RispondiEliminaLa storia mi è piaciuta moltissimo, è delicata, è sofferta, è piena di dolcezza.
Mi dispiace solo che tu abbia tralasciato di dettagliare la storia intercorsa da Edward e Bella, sì quello mi è mancato ma mi sono goduta comunque tutta la storia.
Menzione speciale per la fine dove sei tu per prima a rivolgerti al lettore. Mi ha fatto pensare alla fine di Maleficent che ho apprezzato parecchio.
Onestamente in questo contest ho riconosciuto pochissime "penne" e tu non sei tra queste. Sarà una bella sorpresa sapere chi sei.
Complimenti.
Scusa, ho fatto parecchi errori nel commento tipo virgole a casaccio, da al posto di tra... non farci caso per favore.
EliminaChe carina questa! Mi è piaciuta molto la rivisitazione del Canto di Natale sviluppata in questo modo. Come la mia amica Patty, essendo io una che ama soffrire parecchio, avrei voluto leggere anche la storia della presunta morte di Isabella, ma comprendo che la one shot mirava ad altro e che probabilmente quel fatto sarebbe stato superfluo e fuori luogo. Insomma brava, mi sei piaciuta! Grazie di avere partecipato!
RispondiEliminaRomantica, romanticissima.
RispondiEliminaSei riuscita a combinare con intelligenza i fantasmi di Dickens con la storia d'amore di Edward e Bella, facendomi sognare su un legame sempiterno e sul coraggio necessario per ammettere i propri errori anche se per farlo dobbiamo ferire delle persone che non ci hanno fatto volontariamente del male.
Finiti i complimenti, passiamo alle proteste.
Come puoi farmi subodorare una specie di intrigo internazionale che ha determinato prima la scomparsa e poi la misteriosa ricomparsa di Bella e non spiegamene nulla? Perché Edward era convinto che Bella fosse morta? Che fine aveva fatto lei? E come mai poi è rispuntata tipo funghetto dopo la pioggia? E come siamo riusciti a liberarci così in fretta anche di Jacob? Per lui, povero tapino, neppure l'addio pieno di rammarico riservato alla perfida (dato che sta in mezzo agli zebedei) Tanya?
Sai cosa ti dico? Spero che il mio fantasma venga a tormentarti mentre sei alla tua scrivania e tenti di scrivere nuovi racconti; ad ogni frase che cerchi di modellare, il mio fantasma ti sussurrerà: ma dov'era Bellaaaaaaaa????? Finirai triste e alcolizzata come Chandler che non seppe rispondere alla domanda: "chi ha ucciso Joe Brody e perchè?"
Devo rendere piena confessione: dalla sinossi stavo per rinunciare a questa lettura… “Il Canto di Natale”, una storia vista e letta in mille salse, ma non mi piace lasciare le cose a metà e… mi sono totalmente ricreduta. Anche perché, diciamocela tutta, Edward mi intriga parecchio di più del vecchio e scorbutico Scroodge!! Qui troviamo un Edward che si è lasciato travolgere dagli eventi, annoiato da una vita che non si è scelto, ma che sembra aver subito… e questo mi fa un po’ di rabbia, visto che si lascia supporre che ne abbia avuta una movimentata prima di impantanarsi in quella che sta vivendo. In questa shot il vero fantasma è Bella. Se ne è andata senza un perché e senza un perché è ritornata, ma nel frattempo è stata una presenza costante e ingombrante che rende Tanya molto più acida e possessiva di quanto in realtà potrebbe essere... credo.
RispondiEliminaComplimenti per la delicatezza con cui scrivi, ma permettimi un po’ di disappunto per le parti che hai trascurato… lo so che le shot impongono molti limiti, ma per fortuna ci sono le long e qui ce ne sarebbe davvero di che scrivere! E quindi, in conclusione, cara la mia scrittrice, mi hai emozionata tanto, hai sviluppato un racconto trito e ritrito rendendolo nuovo e molto coinvolgente… che altro dirti se non brava?
E' effettivamente una bella rivisitazione di una delle storie di Natale che preferisco, come ho già scritto anche nell'altro racconto.
RispondiEliminaMolto bella la fine, poetica e positiva.
Mi piace proprio.
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
RispondiEliminaTipicamente natalizia,molto carina.
RispondiEliminarivisitazione interessante, molto interessante... devo dire che i fantasmi con le sembianze di Charlie e Renee mi spaventerebbero un pochino ma erano perfetti per questa storia.
RispondiEliminaAppena ho capito che Edward era un agente mi sono incuriosita e avrei voluto sapere che tipo di agente, mi viene in mente l'FBI ma non so, come avrei voluto sapere il mistero che avvolge Bella, la sua scomparsa e il suo ritrovamento.
Ma alla fine queste sono solo curiosità, l'essenziale si comprende e il finale ti appaga.
Grazie
JB
Hai creato veramente una trama originalissima con la più classica delle storie di Natale. Ben scritta, scorrevole, con un alone di mistero e dei personaggi fantastici. Bravissima!!!
RispondiEliminaAleuname
è stata una storia, a mio parere, molto dolce, ho sentito tantissimo questa dolcezza e ho sorriso leggendola. bravissima! mi hai convinta davvero tanto, di solito fatico a leggere le storie in terza persona e invece hai proprio attirato la mia attenzione.
RispondiEliminaCiao, a costo di ripetermi devo dire che io amo questa storia di Dickens. A parte questo la storia è bella, direi poco originale, ma che suscita sempre riflessioni ed emozioni. Brava
RispondiEliminaVOTO 1
RispondiEliminaMolto bella anche questa versione del Canto di Natale. Però rimangono domande irrisolte, come il perché Bella fosse scomparsa e come sia stata ritrovata. Poi lei lo ripreso nella sua vita troppo velocemente. In fondo lui in soli due anni ha pianto la sua morte, se n'è fatto una ragione e si è sposato Tanya. SPOSATO.Non ha cercato consolazione in un'altra donna, che sarebbe stato comprensibile, l'ha sposata. A me verrebbero dubbi sulla profondità dei suoi sentimenti. Comunque è una storia di fantasia e va bene lo stesso.
RispondiElimina