lunedì 21 dicembre 2015

Il bisbetico domato


Edward Masen è un moderno Grinch. Il periodo di Natale lo irrita, la felicità che scorge nei volti delle persone non gli appartiene, l’allegria che lo circonda lo rende insofferente. Saranno necessari due occhioni marroni in un visetto a cuore per fargli capire che forse il Natale può essere bello anche per lui.





Che cazzo avranno tutti da sorridere!
Guarda quello, è carico di pacchetti come un mulo eppure continua a sorridere alla tipa al suo fianco come se lei fosse la Madonna e lui le stesse reggendo il velo come un peggio alla sposa in virginale attesa del suo promesso. Patetico!
E quell’altro? Saranno almeno venti minuti che prova guanti su guanti di ogni foggia e materiale solo per poter continuare a sorridere alla commessa dietro il banco. Che cazzo! Vuoi chiederle di uscire? Fallo. Non è così difficile, il peggio che possa accaderti è che ti dica no con cortesia, visto che non può essere scortese coi clienti.
Cosa ci faccio qui? Perché mi sono fatto convincere da quella nana indemoniata a passare migliaia di ore chiuso in un centro commerciale quando so perfettamente di odiare questi posti con tutto me stesso?
Avanti Eddy, vieni con me. Non ci metteremo tanto, lo prometto. Dai, devo comprare un regalo per Jasper e uno per mamma e poi c’è anche quello di papà e Rose e Emmett. Ti prego, ti prego, ti prego…
Ecco perché. Avrei fatto qualunque cosa pur di zittire quella voce molesta. Ti entra nel cervello e continua a torturarti finché non cedi per sfinimento.
Non poteva pensarci due mesi fa, vero? Eh no, sarebbe stato troppo semplice entrare in un negozio vuoto, acquistare con tranquillità quello che le serviva e tornare a casa a un orario decente e senza la banda di Natale al completo che ti sconquassa il cervello.
«Così ti rovinerai i denti.»
Abbasso gli occhi per incontrarne un altro paio, scuri e profondi, sul viso a cuore di una bambina.
«Scusa?»
Senza scomporsi o farsi impaurire dalla mia espressione accigliata, lei mi risponde tranquilla: «Se continui a digrignare i denti in quel modo finirai per rovinarli.»
«Ma davvero? Hai studiato ortodonzia?» le chiedo, sicuro di metterla in difficoltà e liberarmene allo stesso tempo.
«Ti pare che abbia l’età adatta per gli studi universitari?» mi risponde impassibile, piegando leggermente la testa di lato. «Comunque non ci vuole una laurea per capire che quei bei denti bianchi finiranno in polvere se non la smetti.»
Ci mancava solo una saputella alta un metro che non ha altro di meglio da fare se non rompere le palle a me. Proprio una meraviglia.
«Mi stai ignorando. Vuoi che mi venga un complesso di inferiorità dovuto all’insensibilità dell’adulto nei confronti di un bambino che, notoriamente, viene considerato non all’altezza di portare avanti una discussione sensata con una persona più alta di un metro e venti?»
Sento i miei occhi dilatarsi dalla sorpresa. «Hai mangiato le pagine di un’enciclopedia questa mattina al posto dei cereali?»
«No, ma sfrutto a pieno le mie capacità intellettive… o qualcosa del genere» dice alla fine arrossendo un po’. Finalmente una reazione adeguata alla sua età.
«Beh, ti consiglio di sfruttare le tue possibilità intellettive da un’altra parte. Non mi piacciono i bambini.»
«Se è per questo pare che ti piacciano poche cose.»
«E tu come faresti a saperlo, piccola rompi scatole col cervello troppo sviluppato?»
«Dalla tua espressione. Ti ho osservato per un po’ prima di avvicinarmi e non è mai cambiata. Hai guardato coppie felici, bambini sorridenti, mamme stanche, belle ragazze, eppure la tua faccia è rimasta sempre uguale. Di solito le persone in attesa muovono le labbra, le sopracciglia, stringono gli occhi, ma tu niente. Sei rimasto impassibile per tutto il tempo e sei chiaramente in attesa di qualcuno o qualcosa. Perché non sei felice?»
«E perché pensi che non sia felice? Fammi indovinare: sono state le tue “capacità intellettive” a farti giungere a questa epifania?» le chiedo virgolettando in aria l’espressione usata da lei in precedenza.
«No, i tuoi occhi, sempre loro. Sono molto espressivi, lo sapevi?»
«Hai appena detto che non ho avuto nessuna reazione, ragazzina, quindi ti stai contraddicendo da sola.»
«Non ho parlato delle tue espressioni, ma dei tuoi occhi. E non chiamarmi ragazzina per favore.»
«E cosa ci avresti visto, sentiamo.» Nonostante mi stia irritando parecchio non riesco ad allontanarmi da questa strana, piccola creatura.
«Mi sei sembrato triste. Sei alto, hai un bel viso, non sembri grasso da quello che posso vedere e il tuo vestito sembra costoso, ma pare che tutto questo non basti a renderti felice. Sei solo in mezzo a tutta questa gente e sembravi arrabbiato poco fa.»
«Non ero arrabbiato, ero solo stufo di aspettare. E comunque ho una vita che mi soddisfa da ogni punto di vista: ho un’azienda mia che mi permette di comprarmi tutto quello che voglio, una bella famiglia…»
«Tua?» mi interrompe lei.
«Certo, di chi altri dovrebbe essere?»
«No, voglio dire se hai una moglie e dei figli.»
«Non ho una moglie e tantomeno dei marmocchi fastidiosi. Intendevo i miei genitori, mio fratello e mia sorella che se non si muove a tornare dovrà chiamare un taxi per andarsene da qui. Comunque dicevo che ho tutto quello che voglio e non ho bisogno di una moglie visto che posso avere tutte le… ma tu non ce l’hai una mamma, ragazzina?»
«Ho una mamma, e ti ho chiesto di non chiamarmi ragazzina.»
«Ti chiamo come mi pare, nanetta» concludo assaporando il perverso gusto di zittire questa scocciatrice che, a onor del vero, è davvero bellissima con quei capelli scuri e gli occhi molto più espressivi della maggior parte delle donne adulte che ho conosciuto nella mia vita.
«Non credo che denigrare la mia statura possa in qualche modo migliorare il tuo umore. Sono una bambina, dovresti essere carino e coccoloso, non sarcastico.»
«Non esiste quel termine.»
«Quale?» mi chiede confusa.
«Coccoloso. È un termine che non esiste. Mi sorprende che la tua testa carica di nozioni non te l’abbia suggerito.»
«Lo sapevo che sei un uomo triste» mi dice scuotendo la testa. «Nessuno può essere davvero felice se non conosce i pinguini di Madagascar.»
«Non ci sono pinguini in Madagascar. Comincio a credere che tu non sia poi tanto differente da tutti gli altri bambini del mondo. Sei solo più seccante.»
Lei si schiaffa una mano in faccia come se avessi detto la cosa più assurda che una mente possa elaborare. «Sei un caso disperato» continua con espressione rassegnata.
«Allora cosa ne dici di lasciarmi alla mia disperazione e tornare alla tua distratta mamma? Deve essere parecchio svampita per non accorgersi d’essersi persa una rompi scatole come te.»
«La mia mamma non è affatto svampita. Mi tiene sempre per mano e non mi perde mai di vista.»
«Allora come hai fatto a svignartela?»
Arrossisce ancora prima di rispondermi: «L’ho distratta. Le ho chiesto di guardare dentro una vetrina perché c’era una maglia che mi piaceva, lei ha usato le mani per schermarsi gli occhi dalle luci e io mi sono allontanata.»
«E tutto questo solo per venire a seccare me? Sono lusingato. Se fossi il tuo papà la striglierei per bene per essersi fatta giocare da un soldo di cacio come te.»
Lei solleva la testa e posso vedere una nuova luce nei suoi occhi. «Non ho un papà» mi dice e, anche se non voglio, provo un moto di tenerezza per questa bambina impertinente.
«Mi dispiace» le dico sincero. «Cose gli è successo?»
Lei fa spallucce e la luce di poco prima svanisce dai suoi occhi. «Non lo so e non mi interessa. Da qualche parte sicuramente.»
Questa è bella. Non si è mai vista una bambina a cui non importa di avere o meno un padre, ma d’altro canto non ho mai conosciuto una bambina come lei. «Non ti importa dove si trova tuo padre?» le chiedo più per conferma che per timore di aver capito male.
«Non ho detto questo. Ho detto di non avere un papà, non di non sapere dove si trova mio padre.»
«Mi stai facendo venire mal di testa, ragazzina. Mi spieghi che cavolo significa quello che hai appena detto?»
«Non dovresti dire le parolacce davanti a un minore.»
«Cavolo non è una parolaccia, è un ortaggio.»
«Stai divagando. Sai di non averlo utilizzato quella connotazione. Comunque, per essere chiara, c’è un uomo che ha fornito il proprio seme per concepirmi, ma questo non fa di lui il mio papà. Non ci vuole tanto a diventare padre, so come funziona la riproduzione, ma un papà…»
Fantastico, mi sto lasciando affascinare da questa cosina. Mi piace come parla, mi incuriosisce come funziona la sua testa e detesto lo sguardo che ha in questo momento.
«Un papà…?» le chiedo, spronandola a continuare.
«Un papà ti sta vicino, ti abbraccia, ti da i baci, ti consola quando sei triste. Io ho mamma, ma mi piacerebbe avere un papà che mi ama.» E con questa mi ha distrutto. Maledizione, sapevo che era una pessima idea farmi convincere a venire in questo posto. Mi abbasso per essere alla sua altezza.
«Tuo padre non fa queste cose?» Non sono padre, non ho mai neanche pensato di poterlo diventare, ma se avessi una cosina così che chiede amore non potrei mai tirarmi indietro.
«Le fa, ma non con me. Ha altri figli e con loro è diverso, è… un papà. Io non gli piaccio molto, lo metto a disagio. Metto a disagio un sacco di gente. Non piaccio neanche ai bambini.»
Tira su col naso e se lo sfrega col dorso della mano. In questo momento appare come la bambina che è.  
«Ehi, guardami» le dico sollevandole il mento per incontrare il suo sguardo. «Non hai niente che non vada, hai capito? Non è una colpa avere una spiccata intelligenza, è un dono, solo che non tutti sono in grado di capirlo. Tuo padre è un idiota e lo sono anche i bambini che ti tengono a distanza invece di approfittarne per imparare cose nuove.» Mi fa un piccolo sorriso, ma gli occhi le restano comunque umidi anche se non versa lacrime. Grazia al cielo! Non saprei davvero che fare con una bambina in lacrime in un centro commerciale.
Mi guardo intorno per capire come potermi allontanare da lei senza mollarla lì da sola. Ci dovrà pur essere un punto per le emergenze.
«È meglio se ti accompagno da una guardia giurata, così se tua mamma ti sta cercando e si rivolge a qualcuno dello staff sapranno rassicurarla e portarla da te.» E io potrò allontanarmi e smettere di sentire questa strana sensazione al petto. Questa bambina mi spaventa e sono poche le cose che riescono a farlo.
Individuo un uomo in divisa poco lontano da noi. Sto per suggerire di avvicinarsi quando lei mi guarda scandalizzata.
Stai scherzando, vero? Non vorrai davvero lasciarmi nelle mani di quel tipo!
In effetti a guardarlo non da l’impressione di essere il più affidabile degli esemplari. Avrà sì e no vent’anni e sembra fregarsene altamente di quello che gli capitava intorno. È semi stravaccato sul bancone dove una ragazza ancora più giovane gli sorride estasiata. Rabbrividisco quando porta distrattamente una mano alla pistola, non gli affiderei neanche una cerbottana scarica.
«Tanto vale che mi lasci sola e indifesa nel mezzo di questa bolgia infernale.»
«Ok, ok. Non ispira neanche me» sono costretto ad ammettere. Devo comunque trovare una soluzione per spezzare questo strano legame con la bambina. Se Alice si muovesse a tornare avrei una scusa, ma non posso contare su di lei, sarò fortunato se riapparirà prima di cena.
«Quindi, che si fa?» le chiedo. «Dovremmo cercare la tua mamma?»
«Forse è meglio aspettarla qui. Sarà già abbastanza spaventata senza farla girare in tondo per trovarmi.»
«Spero che ti renda conto che è solo colpa tua.»
«Lo so» risponde facendo spallucce, «ma avevo una buona ragione.»
«E sarebbe?»
«Non è importante adesso, ma potrebbe esserlo in futuro.»
«Va bene. Non credo di avere la forza necessaria per interpretarti. Avanti, raccontami qualcosa di te. Quanti anni hai?»
«Otto» risponde prontamente.
«E come vai a scuola?» Per tutta risposta mi guarda sollevando un sopracciglio. «Ok, domanda stupida. E che mi dici dei tuoi compagni di classe? Hai molti amici?» Nello stesso momento in cui pronuncio questa frase, me ne pento e mi sento un vero idiota. Lei muove un po’ le spalle e abbassa lo sguardo.  
«Io ci provo a essere come loro sai?»
«Come chi?» le chiedo confuso.
«Come gli altri bambini. Parlo come loro, delle stesse cose che piacciono a loro quando posso, ma dopo un po’, quando comincio a stare bene e credere di poter avere nuovi amici, non penso più a quello che devo dire o come dirlo e allora si accorgono che sono… diversa. Mi guardano male quando capiscono che ho letto i libri di Harry Potter o le Cronache di Narnia perché parlo di particolari che nei film non ci sono. Una bambina mi ha guardato con gli occhi sbarrati, poco prima di tornare a giocare con le sue amiche, quando ho dovuto ammettere di non sapere chi è Violetta. Adesso lo so, ma quando stavo parlando con lei non mi ero ancora informata.»
E, accidenti a lei, quel faccino triste mi sta spezzando il cuore. È strano come sia sempre stato apatico e schivo nei confronti dei bambini e a questa in particolare siano stati sufficienti venti minuti per conquistarmi.
Sto ancora pensando a qualche genialata che possa farle tornare il sorriso, quando una furia scarmigliata si avvicina a noi urlando.
«Nessie!» La donna si precipita sulla bambina accucciandosi davanti a lei. Le tocca il viso, le sposta la frangia dalla fronte, le tasta le braccia e infine l’abbraccia. «Stai bene, tesoro? Non riuscivo più a trovarti. Sono quasi morta dalla paura…»
«Ciao, mamma.» Non che avessi molti dubbi, ma quel semplice saluto mi conferma che la donna china è il genitore amorevole, nonché sbadato, che si è persa la figlia.
«Ciao mamma?! Ciao mamma è tutto quello che riesci a dire dopo avermi fatto impazzire per più di venti minuti? Ti ho cercato dappertutto, ho pensato di tutto. Temevo ti fosse successo qualcosa, avevo paura che ti avessero portato via, stavo per far chiudere tutti gli accessi di questo dannato centro commerciale…» La voce della donna sale in modo esponenziale, diventando più acuta a ogni nuova parola sfiorando la barriera del suono.
«Signora, forse dovrebbe…» blocca la mia protesta quando si gira e mi incenerisce con un’occhiataccia. Si solleva e mi fronteggia senza mai togliere la mano dalla spalla della piccola.
«Lei chi è? Perché mia figlia e con lei?» È stravolta, il cappotto le pende leggermente dalla spalla, i capelli mosso sembrano una nuvola castano scuro, lo stesso colore caldo degli occhi, una sciarpa colorata scende storta dal collo chiaro e le labbra sono rosse e gonfie, come se le avesse strette tra i denti diverse volte. È bellissima. Ciò non toglie che questo suo atteggiamento mi faccia incazzare comunque.
«Mi chiamo Edward Masen», le dico presentandomi. «E la domanda giusto dovrebbe essere: perché sua figlia non era con lei?»
Il viso sin troppo pallido, forse per la preoccupazione, diventa improvvisamente scarlatto mentre lei ripete la stessa cosa che mi ha raccontato la bambina poco fa, incespicando sulle parole: «La tenevo per mano… mi sono distratta un momento per guardare una vetrina… è scomparsa… e… e comunque non sono affari suoi.»
«Lo sono diventati dal momento che la sua preziosa figliola mi si è attaccata alle gambe. Ha idea del rischio che ha corso? Cosa avrebbe fatto se io fossi stato un malintenzionato con la predilezione per le giovani fanciulle?»
Mi sento un verme quando il suo volto perde tutto il colore e nei suoi occhi passa un lampo di puro terrore, sensazione che scompare magicamente quando la donna in questione mi rimbotta senza perdersi d’animo.
«Se è un così bravo e ligio cittadino, com’è che non si è premurato di portare Renesmee alla postazione della guardia di sicurezza?»
«Intende quella guardia di sicurezza?» le chiedo indicando col mento lo stesso tipo che poco prima abbiamo scartato con la piccola e che continua tranquillamente a farsi i fatti propri con l’addetta alla clientela.
«Ok, non posso darle torto, ma poteva comunque… poteva…»
«Sì…?» insisto guardandola con scetticismo, in attesa di sentire cosa si inventerà per riuscire in ogni caso a darmi contro.
«Ha ragione, io non avrei lasciato neanche un bambolotto in custodia a quel tipo. La ringrazio per essersi occupato di mia figlia.»
«Non c’è di ché», le rispondo gonfiando il petto.
Il silenzio si protrae mentre i nostri occhi si immergono gli uni dentro gli altri, verde e marrone miscelati all’interno di una dimensione sconosciuta. Forse potrei… sarebbe possibile… no, non credo… ho la testa in fiamme e non ho la più pallida idea del perché.
«Ehm, ehm» la piccola si schiarisce la gola per attirare la nostra attenzione, rompendo l’incanto che ci ha avvinti. «Mamma, non ti sei ancora presentata.»
«Oh cielo! Che imperdonabile cafona. Sono Isabella Swan e lei è Renesmee, mia figlia, ma questo immagino l’abbia intuito.»
«Renesmee?» Mai sentito un nome più assurdo. Mi rivolgo alla bambina con aria perfida: «Che hai fatto per meritarti questa punizione, l’hai tenuta una settimana in travaglio?»
«Ha parlato quello col nome che andava di moda all’inizio del secolo scorso! Il mio nome è originale. Unico.»
«Vorrei ben vedere!» Lei muove la mano come a scacciare una mosca fastidiosa prima di rivolgersi alla madre, senza più degnarmi di attenzione.
Mi aspettavo che si risentisse per il mio scherzo, invece mi ha risposto a tono. Continua a sorprendermi e piacermi sempre di più.
«Mamma non pensi che sarebbe carino ringraziare Edward… che so… offrendogli un caffè magari?»
Conosco questa bambina da mezz’ora appena eppure so che sta tramando qualcosa e dallo sguardo che le rivolge la madre sono convinto che lo sappia anche lei che la conosce molto meglio.
«Tesoro, probabilmente il signor Masen ha di meglio da fare che perdere altro tempo con noi» le risponde a labbra strette, fingendo un sorriso che non raggiunge i suoi splendidi occhi.
«In realtà sto aspettando mia sorella da tempo immemore e mi andrebbe proprio un caffè» mi intrometto io. Non so se è davvero per l’idea della bevanda calda o perché non voglio separarmi dalle due. È davvero strano per me, ma se è vero che la piccola ha impiegato meno di venti minuti a conquistarmi, alla mamma è bastato uno sguardo e io non sono tipo da non dare credito alle sensazioni che provo. Ho raggiunto obiettivi insperati grazie al mio intuito e questa volta mi sta suggerendo che non devo, per nessuna ragione al mondo, lasciare allontanare questa donna senza la certezza di sapere come ritrovarla.
«Visto?» continua la bambina, «potete chiacchierare un po’ al bar dell’aria bimbi mentre io cerco di farmi nuove amicizie» conclude con un sorriso più falso delle banconote del monopoli, sbattendo poi le ciglia con aria innocente.
Piccola strega! Devo ricordarmi di farle un bel regalo.
Cazzo, sono messo malissimo se penso di farmi aiutare da un soldo di cacio “finanziando” il suo comportamento scorretto. Va beh!, come si dice: in guerra e in amore tutto è concesso e io, per quanto assurdo possa apparire dopo pochi minuti di conoscenza, con Isabella Swan non voglio fare la guerra.
«Allora, questo caffè?»
«Certo… certo… volentieri» mi risponde arrossendo di nuovo.
Ci dirigiamo all’area bimbi, Renesmee continua a saltellare avanti a noi sorridendo felice, spostando lo sguardo dalla madre a me.
Per quanto riguarda me, non vedo l’ora di sedermi con questa donna bellissima e rilassarmi, tentare di conoscerla meglio che posso nel tempo che mi rimane e convincerla a vedermi ancora fuori da questo posto.
So che non sta più col padre della bambina visto che questi ha già una nuova famiglia felice, questo non significa che non frequenti nessuno, in quel caso dovrò fare in modo che capisca che io sono meglio di chiunque altro perché non c’è una possibilità al mondo che la lascia andare via senza ottenere la possibilità di vederla ancora.
Quando siamo soli e seduti a un tavolino che ci permette di vedere la piccola, l’aria tra noi si fa imbarazzante. Spezzo la tensione chiedendole cosa desidera bere, ordino per entrambi e parlo di assurdità delle quali non mi è mai importato un accidente.
Le chiedo dove è nata e cresciuta, che studi ha fatto, cosa le piace fare nel tempo libero, che lavoro svolge. Ogni domanda a cui risponde ne fa nascere altre e altre ancora. Non le permetto di sfuggire alla mia curiosità. So che mi sto comportando come un pazzo, sono scortese e la sto mettendo in imbarazzo, ma non riesco a fermarmi. Voglio sapere tutto di lei e la cosa mi elettrizza e mi fa paura allo stesso tempo.
«Nessie mi ha detto che ha pochi contatti col padre.»
Lei sospira portandosi una ciocca di capelli dietro l’orecchio. «Eravamo molto giovani quando è arrivata Renesmee. Credevamo di essere follemente innamorati e che insieme saremmo stati più forti del mondo intero. Inutile dire che la realtà si è rivelata molto differente. Jacob non è un uomo cattivo, quando Nessie è nata era fuori di sé dalla gioia, ma il nostro rapporto era già traballante… Insomma… All’inizio la vedeva quasi tutti i giorni, la portava con sé praticamente ovunque, la riempiva di attenzioni, la fine del nostro rapporto non gli ha impedito di amare sua figlia. Crescendo, però, Renesmee ha cominciato a manifestare delle… predisposizioni particolari. Già quand’era molto piccola faceva discorsi complicati e usava terminologie inusuali anche per un adulto. Jacob è un uomo semplice, un gran lavoratore, ma non ha mai spiccato d’ingegno. Non sapeva come risponderle, non ha mai imparato a rapportarsi con lei e col tempo si è allontanato sempre di più. E questo è più o meno tutto.»
«Hai mai pensato di farle frequentare corsi speciali?»
«Sì, ma poi ho deciso di lasciar perdere. Vorrei che vivesse la sua infanzia come tutti gli altri bambini, anche se non è semplice per lei. Gli adulti la guardano come fosse un fenomeno da baraccone e gli altri bambini non la capiscono. Quando sarà più grande sarà lei a decidere cosa fare.»
Si è rattristata, sento il petto stringersi a guardarla così.
«Tua figlia è meravigliosa. Non pensavo che mi sarebbe mai piaciuto un bambino, invece lei… credi nell’amore a prima vista?» le chiedo sentendo, forse per la prima volta nella vita, il mio viso più caldo del solito. Ridacchio come un cretino per camuffare il mio imbarazzo perché, in tutta onestà, non so se mi sto riferendo alla piccola o alla mamma. Forse a entrambe. Forse ci sta pensando anche lei perché le sue guance hanno ripreso la tonalità che sto cominciando ad amare alla follia.
Guarda Renesmee che gioca con le palle colorate all’interno di uno spazio recintato.
«Sembra divertirsi» le faccio notare.
«Lei adora stare con le persone. Ama confrontarsi, parlare di tutto, apprendere da chiunque possa insegnarle qualcosa.»
«È forte» ammisi. «Ho cercato di allontanarla e l’ho anche trattata male, ma sembra che niente riesca a smorzarne l’entusiasmo e, con senno di poi, posso dire di esserne molto felice.»
Lei distoglie lo sguardo con un dolce sorriso sulle labbra poi mi guarda come colpita da un’illuminazione. «Aspetta, ma per Masen non intendi Masen Corp, vero?»
Sento il mio corpo irrigidirsi. Sino a questo momento non mi è sembrata interessata ad altro che non fossi io come uomo e non come possibilità di sistemarsi, ma sono abituato a recite di qualunque tipo per essere accalappiato. La guardo aspettandomi il peggio, ma quando nei suoi occhi non trovo la solita luce predatoria mi rilasso buttandola sullo scherzo. Alzo la mano fingendo rammarico: «Colpevole, Vostro Onore» le dico portando la mano al cuore.
Scoppia a ridere illuminando tutto ciò che la circonda.
Cazzo, sono messo molto peggio di quanto pensassi.
«Mi spieghi che ci fai in un centro commerciale?» Ipnotizzato dal suo sorriso, allungo una mano per avvicinarla alla sua, la stringo appena e la guardo negli occhi.
«Credimi, se me lo avessi chiesto un paio d’ore fa non avrei saputo risponderti. Adesso, invece, credo d’averlo capito.»
Adoro vederla abbassare le ciglia, distogliere lo sguardo e riportarlo su di me con interesse.
Renesmee arriva proprio nel momento in cui sto per dire a Isabella che vorrei vederla ancora. Vorrei arrabbiarmi, ma vederla sedersi in braccio alla mamma e stringersi al suo petto nascondendo il visetto nel suo collo, mi fa desiderare ancora di più di far parte di quel quadretto perfetto.
Quando il momento di tenerezza passa, la piccola si rivolge a me con aria impertinente: «Le hai già chiesto di uscire?»
Io e Isabella ci guardiamo imbarazzati e divertiti.
«Tesoro…» lei ignora la madre, mi guarda e mi strizza l’occhio.
Per trentatre anni ho vissuto la mia vita spingendo al massimo, ho lottato per raggiungere una posizione che mi permettesse di ottenere tutto ciò che desideravo. Mi sono creato un nome che tutti conoscono, ma ho scordato le cose importanti della vita. Ho dimenticato la gioia che provavo in attesa del Natale, l’eccitazione che puntualmente precedeva il momento che aspettavo da mesi, quel momento in cui tenevo tra le mani il pacco che avrei scartato col cuore in gola. Mi guardo attorno e, per la prima volta dopo tanto tempo, noto i piccoli particolari che mi affascinavano quando ero piccolo: le luci, i colori, i sorrisi, la felicità. Ho dovuto incontrare una nanetta dagli occhi ammalianti per ricordarmene; una piccoletta che mi ha dato la possibilità di conoscere la sua splendida mamma che mi ha fatto battere il cuore come non mi era mai successo prima e che mi fa sognare di poter avere un futuro in cui non ho mai sperato.
Voglio essere un papà. Voglio essere un marito. Voglio essere un uomo migliore e voglio ricordare tutto quello che amavo prima di diventare un cinico adulto senza sogni e ho la certezza che loro due possano donarmi tutto questo.
«In effetti non l’ho ancora fatto, piccoletta.» Sorrido felice prima di rivolgermi alla diretta interessata: «Isabella sarei molto felice di poterti portare fuori a cena.»
Lei balbetta un po’ confusa e poi, rossa come un peperone, accetta la mia offerta. Non so cosa mi dia questa convinzione, ma sono certo che questo sarà l’inizio di una nuova vita…

Nove anni dopo…

«Non capisco perché non puoi portarti dietro tuo fratello.»
Mi guarda sollevando un sopracciglio. «Sei serio? Vuoi che vada in giro per il centro commerciale con un ragazzino di sette anni? Cosa dovrei dire alle mie amiche?»
«Che hai un fratello e ti piace passare il tempo con lui. Se le tue amiche non lo capiscono allora non meritano la tua amicizia.»
«Ma…» si volta dalla madre in cerca d’aiuto. «Mamma!»
Bella sorride alla figlia e si rivolge a me: «Amore, sai che EJ si annoia con loro, lascia che Ren vada da sola.» Tutta la mia belligeranza sparisce come ogni volta che lei mi guarda, non posso negarle niente.
«D’accordo» mi arrendo contrariato. «Ma tu» dico a mia figlia puntandole un dito minaccioso contro «stai attenta, non dare confidenza a nessuno, tieni sempre il telefono a portata d’orecchio e non dare confidenza.»
«L’hai già detto, non è necessario ribadirlo.»
«Certo che è necessario. Non ci si può fidare degli uomini.»
Lei solleva gli occhi esasperata. «Ho diciassette anni…»
«Appunto!» Bella mi posa una mano sul braccio, interrompendo la mia invettiva.
«Vai, tesoro e cerca di tenere d’occhio il telefono o tuo padre rischia di farsi venire un malore.»
«È un centro commerciale! Cosa volete che succeda qui dentro? Il rischio più grande che posso correre è di conoscere l’uomo della mia vita. Vero, signor Masen?»
Sbuffo per nascondere l’emozione che mi assale quando mi ritrovo in questo posto. «Sparisci, ragazzina.»
Lei si avvicina, mi abbraccia e mi posa un delicato bacio sulla guancia. «Grazie. Ti voglio bene papà.»
La stringo di rimando e blocco il groppo che sento alla gola ogni volta che mi ricorda che sì, sono un papà, il suo papà, quello che lei desiderava da piccola, quello che le ha dato tutto l’amore e l’appoggio di cui aveva bisogno; quello che era accanto a lei quando qualcosa la faceva soffrire, ed era ancora lì quando era fiera di se stessa.
Si allontana e ride di cuore quando mi vede scansare il suo sguardo per celare i lucciconi nei miei occhi.
Fa davvero schifo invecchiare! Ma se posso passare il resto della mia vita con la mia splendida moglie e i miei meravigliosi figli, penso di poterlo sopportare.



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29 commenti:

  1. Davvero bellissima. Tenera e dolce al punto giusto, senza sfociare nei fiumi di miele da carie! L'ho apprezzata tantissimo. (C'è qualche errore di battitura credo, da rivedere, ma nulla di che.)
    La bambina è proprio una forza della natura, ma Edward che si adatta con le sue risposte e che spesso e volentieri non sa come confrontarsi è pazzesco. L'idea è meravigliosa. Non so come sia nata ma a pensarci è vero che nella fretta degli acquisti di Natale mentre stai passeggiando in un centro commerciale o sei in fila ad una cassa, ti capita di vedere persone che sembrano messe lì a forza. Mi sono sempre chiesta cosa pensano in quei momenti. Questa tua storia divertente e frizzante, molto tenera in alcune parti, mi tornerà in mente ogni volta.
    Complimenti. Davvero Brava, grazie di aver partecipato.
    Aly

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  2. Bella! Bella! Bella!
    Hai saputo creare una bambina veramente tremenda e adorabile nello stesso tempo. La storia mi è piaciuta molto, scritta bene anche se con qualche refuso.
    Grazie mille per aver partecipato e aver condiviso con noi la tua storia

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  3. Stupenda e divertentissima. All'inizio credevo che fosse Edward il padre della piccola saccente... però mi piaceva molto il dialogo tra Edward e la piccola saccente. Complimenti mi è piaciuta moltissimo

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  4. hahahahahahahhaha!!! sono alla prima riga!! hai vinto!!! sei la mia idola! hahahhahahahahhaahah!!!
    -Sparv-

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  5. No, seeeee, beata te!!! Credi di cavartela così? Eh no! Ce stanno nove-anni-nove dove puoi, e devi, raccontare "Come hanno fatto Edward Masen e Abbella Swan a fare il fratellino di Renesme" :D
    hahhahahaahhahah!!! Molto carina! Lui LO ADORO!!! Ho riso e il dialoghi mi sono piaciuti alla follia! Questa è la nona storia che leggo di questo contest e solo la tua e un'altra mi hanno fatto dispiacere della brevità dovuta al limite della o/s naturalmente.
    Premio gioiellino!!!
    -Sparv-

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  6. Questa è la quarta storia che leggo e ammetto che è la prima ad avermi coinvolta dall'inizio alla fine! Lui mi piace da morìììììììì! Oddio quando sono belli e scazzati mi innamoro subito. Ma pure quando da belli e scazzati si trasformano in uomini che per ciò che desiderano e amano sono capaci di fare un passo indietro e diventare i migliori del mondo. Concordo con Laura. Ci vuole una parte extra dove ti dilunghi sui particolari che hanno portato alla scoppiare della passione e poi quelli che caratterizzano la passione stessa!!! Bella bella bella. Una bellissima favola ironica e romantica!!! Brava!! Cristina. (PS è vero che ci sono errorini di battitura, ma non tolgono nulla alla piacevolezza di questa lettura! Lo devo scrivere per coerenza visto che ho fatto notare la cosa altrove, ma si capisce che sono stati dettati dalla fretta per arrivare a consegnare in tempo, anche perchè credo di averti riconosciuta!)

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  7. Caspita mi è piaciuta tantissimo!!!
    La bambina è fenomenale nella sua particolarità, intelligenza e delicatezza. Ma è anche fragile e bisognosa d'amore come tutti i bambini di questo mondo.
    È una storia leggera e positiva che avrei continuato a leggere volentieri ancora e ancora...
    Bravissima!

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  8. Storia leggera e simpatica, si legge bene ed è molto, molto carina.
    Edward è strepitoso!!!! Sul finale, però, mi sembra un po' troppo tirata via, peccato, perché poteva essere veramente speciale.
    Complimenti lo stesso per esserti messa in gioco e grazie per aver condiviso la tua storia.

    Ila Cullen

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  9. La prima parte della storia è a mio avviso molto bella. L'apertura cattura l'attenzione e delinea il carattere del personaggio, il tono è leggero, il ritmo veloce e i commenti mentali del grinch sugli avventori natalizi risultano esilaranti. L'introduzione della bambina nel quadro aggiunge un ulteriore elemento di interesse perché è davvero raro conoscere una bambina in grado di tenere testa ad un adulto (oltretutto un po' orso), rimbeccandolo a dovere. Ancora più interessante è la capacità della bambina di "leggere" questo adulto, riuscendo a cogliere non solo i segnali più superficiali, quelli che lo identificano come una persona scortese e caustica, ma anche quelli più profondi, quelli che denunciano un disagio che l'adulto cerca di mascherare anche a se stesso.
    Fino all'arrivo della trafelatissima mamma la storia è molto godibile, poi la trasformazione improvvisa del grinch nel "family man" mi sembra un po' affrettata, poco giustificata. Probabilmente in questo caso la misura del racconto breve ha penalizzato lo sviluppo narrativo imponendo una chiusura rapida che lascia il lettore insoddisfatto perché ha il sapore del miracolo di Natale, mentre le ragioni del cambiamento (della maturazione) erano tutte presenti in nuce nel personaggio.
    In ogni caso, il siparietto finale con la bambina divenuta ragazza che trasforma il papà nell'uono delle caverne pronto ad approvare incondiziontamente l'utilizzo del burqa è spassoso assai.

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  10. Hanno ragione le ragazze che hanno commentato prima di me. E' un vero gioiellino!! E' frizzante e coinvolgente fin dalle prime righe. Lo scambio di battute tra il bisbetico e la bambina sono favolosi ed è vero che spesso e volentieri i bambini hanno la capacità di mettere a nudo l'animo di un adulto con semplicità e verità disarmanti.
    Ben scritta, si lascia godere in pieno nonostante qualche errorino che, come ti è già stato detto, non disturba la lettura ma denota solo una mancanza di rilettura.
    Grazie per questa perla.

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  11. Per me questa storia vale tantissimo, ti resta dentro e te la ricordi in ogni momento, anche quando vai a passeggio e incontri una bambina che potrebbe rispecchiare questa descrizione! Proprio per questo, e perchè mi è piaciuta da matti, ti do i miei 5 punti!
    Complimenti

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  13. Faccio questa premessa a tutte:
    Eccomi qua a votare.
    Ho pensato molto a lungo alla rosa delle 5 che devo scegliere. Ho letto subito tutte le storie non appena pubblicate, ma ho voluto riflettere e far "cucinare" le mie impressioni, per vedere cosa mi restava dentro, cosa mi ha impressionato di più. Devo dire che non solo 5 le storie che mi hanno impressionato, sia in bene che in male, ma riguardo alle preferite ne ho un paio che ho adorato, altre che mi sono piaciute molto e altre meno per vari motivi, e mi dispiace moltissimo non avere più voti a disposizione, ma questa volta va così.
    Le storie che ho amato di più sono quelle che ho apprezzato per idea, linguaggio ed esposizione insieme: ci sono state idee molto carine e modi di presentazione originali e coinvolgenti nella lettura, e ho scelto seguendo ciò che più si confà a me: il "piglio", ciò che mi aggancia sul serio in una storia. Scelgo sempre in questo modo, essendo onesta con me stessa e con chi leggo.

    La tua storia mi è piaciuta tantissimo, lo scambio tra Edward scazzato e la bambina prodigio è epico, e per una volta ho adorato una bambina che sembra più grande della sua età proprio perchè tu l'hai descritta come speciale e non l'hai fatta passare per una bimba qualsiasi (grazie! i bambini che parlano da adulti in maniera gratuita proprio non li reggo). La storia è brillante, carina, ben articolata e scrivi veramente bene, con un passo che mi è congeniale. E' vero che ci sono delle sviste, ci sono in tutte le storie del contest (io ne faccio a bizzeffe e sono molto meno brava nella costruzione delle frasi) ma non hanno peso per me perchè sono solo quello: sviste. E niente! Mi è piaciuta davvero tanto!

    4 PUNTI

    -Sparv-

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  14. Storia davvero carina, divertente e scorrevole. L' Edward dell' inizio è un po' come me durante le festività, forse dovrei frequentare di più i centri commerciali :-) . Per me voto 4

    Valentina Pattz

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  15. Sì, ci ho pensato qualche giorno. L'ho riletta e ho deciso. A te i miei 5 punti.

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  16. Ma è una meraviglia.
    Mi è piaciuta subito già dalle prime battute ma quando è arrivata la piccoletto è stato un crescendo.
    Bellissimi i dialoghi e sinceramente non mi è mancato neanche il sesso tra loro due, l'amore che c'è qua dentro ti riempie e ti soddisfa.
    Grazie mille

    JB

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  17. Una storia bellissima che ti rimane nel cuore per le sua dolcezza ^_^

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  18. Mi sono dimenticata di votare. Sono rimasta colpita da questa storia quindi un bel 5

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  19. Ho adorato questa storia!!! Mi è piaciuto da morire il personaggio di Renesmee, bimba acuta e spassosissima, Edward non poteva resisterle, né a lei né a sua madre!!! Bravissima,
    Aleuname.

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  20. davvero brava! Edward scazzatissimo mi ha veramente divertito, specialmente nel vano tentativo di allontanare la piccola aliena. Bella, scorrevole e travolgente. Complimenti.
    Georgia

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    1. avrei voluto avere più tempo per riflettere... VOTO 1

      Georgia

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  21. Bella, la storia mi piace, la trovo scorrevole e interessante, più leggevo e più volevo andare avanti per vedere quello che veniva dopo. Sei stata davvero brava.
    VOTO 4

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  22. Mi è piaciuta questa storia. Belli i discorsi tra Edward e la piccola, divertente vedere Edward spiazzato.
    Anche io avrei voluto avere un posto in prima file durante la procreazione del fratellino, peccato.
    La fine è molto tenera.

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