Edward
Masen è un moderno Grinch. Il periodo di Natale lo irrita, la felicità che
scorge nei volti delle persone non gli appartiene, l’allegria che lo circonda
lo rende insofferente. Saranno necessari due occhioni marroni in un visetto a
cuore per fargli capire che forse il Natale può essere bello anche per lui.
Che cazzo avranno tutti da sorridere!
Guarda quello, è carico di pacchetti
come un mulo eppure continua a sorridere alla tipa al suo fianco come se lei
fosse la Madonna e lui le stesse reggendo il velo come un peggio alla sposa in
virginale attesa del suo promesso. Patetico!
E quell’altro? Saranno almeno venti
minuti che prova guanti su guanti di ogni foggia e materiale solo per poter
continuare a sorridere alla commessa dietro il banco. Che cazzo! Vuoi chiederle
di uscire? Fallo. Non è così difficile, il peggio che possa accaderti è che ti
dica no con cortesia, visto che non può essere scortese coi clienti.
Cosa ci faccio qui? Perché mi sono fatto
convincere da quella nana indemoniata a passare migliaia di ore chiuso in un
centro commerciale quando so perfettamente di odiare questi posti con tutto me
stesso?
Avanti
Eddy, vieni con me. Non ci metteremo tanto, lo prometto. Dai, devo comprare un
regalo per Jasper e uno per mamma e poi c’è anche quello di papà e Rose e
Emmett. Ti prego, ti prego, ti prego…
Ecco perché. Avrei fatto qualunque cosa
pur di zittire quella voce molesta. Ti entra nel cervello e continua a
torturarti finché non cedi per sfinimento.
Non poteva pensarci due mesi fa, vero?
Eh no, sarebbe stato troppo semplice entrare in un negozio vuoto, acquistare
con tranquillità quello che le serviva e tornare a casa a un orario decente e
senza la banda di Natale al completo che ti sconquassa il cervello.
«Così ti rovinerai i denti.»
Abbasso gli occhi per incontrarne un
altro paio, scuri e profondi, sul viso a cuore di una bambina.
«Scusa?»
Senza scomporsi o farsi impaurire dalla
mia espressione accigliata, lei mi risponde tranquilla: «Se continui a digrignare
i denti in quel modo finirai per rovinarli.»
«Ma davvero? Hai studiato ortodonzia?»
le chiedo, sicuro di metterla in difficoltà e liberarmene allo stesso tempo.
«Ti pare che abbia l’età adatta per gli
studi universitari?» mi risponde impassibile, piegando leggermente la testa di
lato. «Comunque non ci vuole una laurea per capire che quei bei denti bianchi
finiranno in polvere se non la smetti.»
Ci mancava solo una saputella alta un
metro che non ha altro di meglio da fare se non rompere le palle a me. Proprio
una meraviglia.
«Mi stai ignorando. Vuoi che mi venga un
complesso di inferiorità dovuto all’insensibilità dell’adulto nei confronti di
un bambino che, notoriamente, viene considerato non all’altezza di portare
avanti una discussione sensata con una persona più alta di un metro e venti?»
Sento i miei occhi dilatarsi dalla
sorpresa. «Hai mangiato le pagine di un’enciclopedia questa mattina al posto
dei cereali?»
«No, ma sfrutto a pieno le mie capacità
intellettive… o qualcosa del genere» dice alla fine arrossendo un po’.
Finalmente una reazione adeguata alla sua età.
«Beh, ti consiglio di sfruttare le tue possibilità intellettive da un’altra
parte. Non mi piacciono i bambini.»
«Se è per questo pare che ti piacciano
poche cose.»
«E tu come faresti a saperlo, piccola
rompi scatole col cervello troppo sviluppato?»
«Dalla tua espressione. Ti ho osservato
per un po’ prima di avvicinarmi e non è mai cambiata. Hai guardato coppie
felici, bambini sorridenti, mamme stanche, belle ragazze, eppure la tua faccia è
rimasta sempre uguale. Di solito le persone in attesa muovono le labbra, le
sopracciglia, stringono gli occhi, ma tu niente. Sei rimasto impassibile per
tutto il tempo e sei chiaramente in attesa di qualcuno o qualcosa. Perché non
sei felice?»
«E perché pensi che non sia felice? Fammi
indovinare: sono state le tue “capacità intellettive” a farti giungere a questa
epifania?» le chiedo virgolettando in aria l’espressione usata da lei in
precedenza.
«No, i tuoi occhi, sempre loro. Sono
molto espressivi, lo sapevi?»
«Hai appena detto che non ho avuto
nessuna reazione, ragazzina, quindi ti stai contraddicendo da sola.»
«Non ho parlato delle tue espressioni,
ma dei tuoi occhi. E non chiamarmi ragazzina per favore.»
«E cosa ci avresti visto, sentiamo.»
Nonostante mi stia irritando parecchio non riesco ad allontanarmi da questa
strana, piccola creatura.
«Mi sei sembrato triste. Sei alto, hai
un bel viso, non sembri grasso da quello che posso vedere e il tuo vestito
sembra costoso, ma pare che tutto questo non basti a renderti felice. Sei solo
in mezzo a tutta questa gente e sembravi arrabbiato poco fa.»
«Non ero arrabbiato, ero solo stufo di
aspettare. E comunque ho una vita che mi soddisfa da ogni punto di vista: ho
un’azienda mia che mi permette di comprarmi tutto quello che voglio, una bella
famiglia…»
«Tua?» mi interrompe lei.
«Certo, di chi altri dovrebbe essere?»
«No, voglio dire se hai una moglie e dei
figli.»
«Non ho una moglie e tantomeno dei
marmocchi fastidiosi. Intendevo i miei genitori, mio fratello e mia sorella che
se non si muove a tornare dovrà chiamare un taxi per andarsene da qui. Comunque
dicevo che ho tutto quello che voglio e non ho bisogno di una moglie visto che
posso avere tutte le… ma tu non ce l’hai una mamma, ragazzina?»
«Ho una mamma, e ti ho chiesto di non
chiamarmi ragazzina.»
«Ti chiamo come mi pare, nanetta»
concludo assaporando il perverso gusto di zittire questa scocciatrice che, a
onor del vero, è davvero bellissima con quei capelli scuri e gli occhi molto
più espressivi della maggior parte delle donne adulte che ho conosciuto nella
mia vita.
«Non credo che denigrare la mia statura
possa in qualche modo migliorare il tuo umore. Sono una bambina, dovresti
essere carino e coccoloso, non sarcastico.»
«Non esiste quel termine.»
«Quale?» mi chiede confusa.
«Coccoloso. È un termine che non esiste.
Mi sorprende che la tua testa carica di nozioni non te l’abbia suggerito.»
«Lo sapevo che sei un uomo triste» mi
dice scuotendo la testa. «Nessuno può essere davvero felice se non conosce i pinguini
di Madagascar.»
«Non ci sono pinguini in Madagascar.
Comincio a credere che tu non sia poi tanto differente da tutti gli altri
bambini del mondo. Sei solo più seccante.»
Lei si schiaffa una mano in faccia come
se avessi detto la cosa più assurda che una mente possa elaborare. «Sei un caso
disperato» continua con espressione rassegnata.
«Allora cosa ne dici di lasciarmi alla
mia disperazione e tornare alla tua distratta mamma? Deve essere parecchio
svampita per non accorgersi d’essersi persa una rompi scatole come te.»
«La mia mamma non è affatto svampita. Mi
tiene sempre per mano e non mi perde mai di vista.»
«Allora come hai fatto a svignartela?»
Arrossisce ancora prima di rispondermi: «L’ho
distratta. Le ho chiesto di guardare dentro una vetrina perché c’era una maglia
che mi piaceva, lei ha usato le mani per schermarsi gli occhi dalle luci e io
mi sono allontanata.»
«E tutto questo solo per venire a
seccare me? Sono lusingato. Se fossi il tuo papà la striglierei per bene per
essersi fatta giocare da un soldo di cacio come te.»
Lei solleva la testa e posso vedere una
nuova luce nei suoi occhi. «Non ho un papà» mi dice e, anche se non voglio,
provo un moto di tenerezza per questa bambina impertinente.
«Mi dispiace» le dico sincero. «Cose gli
è successo?»
Lei fa spallucce e la luce di poco prima
svanisce dai suoi occhi. «Non lo so e non mi interessa. Da qualche parte
sicuramente.»
Questa è bella. Non si è mai vista una
bambina a cui non importa di avere o meno un padre, ma d’altro canto non ho mai
conosciuto una bambina come lei. «Non ti importa dove si trova tuo padre?» le
chiedo più per conferma che per timore di aver capito male.
«Non ho detto questo. Ho detto di non
avere un papà, non di non sapere dove si trova mio padre.»
«Mi stai facendo venire mal di testa,
ragazzina. Mi spieghi che cavolo significa quello che hai appena detto?»
«Non dovresti dire le parolacce davanti
a un minore.»
«Cavolo non è una parolaccia, è un
ortaggio.»
«Stai divagando. Sai di non averlo
utilizzato quella connotazione. Comunque, per essere chiara, c’è un uomo che ha
fornito il proprio seme per concepirmi, ma questo non fa di lui il mio papà.
Non ci vuole tanto a diventare padre, so come funziona la riproduzione, ma un
papà…»
Fantastico, mi sto lasciando affascinare
da questa cosina. Mi piace come parla, mi incuriosisce come funziona la sua
testa e detesto lo sguardo che ha in questo momento.
«Un papà…?» le chiedo, spronandola a
continuare.
«Un papà ti sta vicino, ti abbraccia, ti
da i baci, ti consola quando sei triste. Io ho mamma, ma mi piacerebbe avere un
papà che mi ama.» E con questa mi ha distrutto. Maledizione, sapevo che era una
pessima idea farmi convincere a venire in questo posto. Mi abbasso per essere
alla sua altezza.
«Tuo padre non fa queste cose?» Non sono
padre, non ho mai neanche pensato di poterlo diventare, ma se avessi una cosina
così che chiede amore non potrei mai tirarmi indietro.
«Le fa, ma non con me. Ha altri figli e
con loro è diverso, è… un papà. Io non gli piaccio molto, lo metto a disagio.
Metto a disagio un sacco di gente. Non piaccio neanche ai bambini.»
Tira su col naso e se lo sfrega col
dorso della mano. In questo momento appare come la bambina che è.
«Ehi, guardami» le dico sollevandole il
mento per incontrare il suo sguardo. «Non hai niente che non vada, hai capito?
Non è una colpa avere una spiccata intelligenza, è un dono, solo che non tutti
sono in grado di capirlo. Tuo padre è un idiota e lo sono anche i bambini che
ti tengono a distanza invece di approfittarne per imparare cose nuove.» Mi fa
un piccolo sorriso, ma gli occhi le restano comunque umidi anche se non versa
lacrime. Grazia al cielo! Non saprei davvero che fare con una bambina in
lacrime in un centro commerciale.
Mi guardo intorno per capire come
potermi allontanare da lei senza mollarla lì da sola. Ci dovrà pur essere un
punto per le emergenze.
«È meglio se ti accompagno da una
guardia giurata, così se tua mamma ti sta cercando e si rivolge a qualcuno
dello staff sapranno rassicurarla e portarla da te.» E io potrò allontanarmi e smettere di sentire questa strana sensazione
al petto. Questa bambina mi spaventa e sono poche le cose che riescono a
farlo.
Individuo un uomo in divisa poco lontano
da noi. Sto per suggerire di avvicinarsi quando lei mi guarda scandalizzata.
Stai scherzando, vero? Non vorrai
davvero lasciarmi nelle mani di quel tipo!
In effetti a guardarlo non da
l’impressione di essere il più affidabile degli esemplari. Avrà sì e no
vent’anni e sembra fregarsene altamente di quello che gli capitava intorno. È
semi stravaccato sul bancone dove una ragazza ancora più giovane gli sorride
estasiata. Rabbrividisco quando porta distrattamente una mano alla pistola, non
gli affiderei neanche una cerbottana scarica.
«Tanto vale che mi lasci sola e indifesa
nel mezzo di questa bolgia infernale.»
«Ok, ok. Non ispira neanche me» sono
costretto ad ammettere. Devo comunque trovare una soluzione per spezzare questo
strano legame con la bambina. Se Alice si muovesse a tornare avrei una scusa,
ma non posso contare su di lei, sarò fortunato se riapparirà prima di cena.
«Quindi, che si fa?» le chiedo. «Dovremmo
cercare la tua mamma?»
«Forse è meglio aspettarla qui. Sarà già
abbastanza spaventata senza farla girare in tondo per trovarmi.»
«Spero che ti renda conto che è solo
colpa tua.»
«Lo so» risponde facendo spallucce, «ma
avevo una buona ragione.»
«E sarebbe?»
«Non è importante adesso, ma potrebbe
esserlo in futuro.»
«Va bene. Non credo di avere la forza
necessaria per interpretarti. Avanti, raccontami qualcosa di te. Quanti anni
hai?»
«Otto» risponde prontamente.
«E come vai a scuola?» Per tutta
risposta mi guarda sollevando un sopracciglio. «Ok, domanda stupida. E che mi
dici dei tuoi compagni di classe? Hai molti amici?» Nello stesso momento in cui
pronuncio questa frase, me ne pento e mi sento un vero idiota. Lei muove un po’
le spalle e abbassa lo sguardo.
«Io ci provo a essere come loro sai?»
«Come chi?» le chiedo confuso.
«Come gli altri bambini. Parlo come
loro, delle stesse cose che piacciono a loro quando posso, ma dopo un po’,
quando comincio a stare bene e credere di poter avere nuovi amici, non penso
più a quello che devo dire o come dirlo e allora si accorgono che sono…
diversa. Mi guardano male quando capiscono che ho letto i libri di Harry Potter
o le Cronache di Narnia perché parlo di particolari che nei film non ci sono.
Una bambina mi ha guardato con gli occhi sbarrati, poco prima di tornare a
giocare con le sue amiche, quando ho dovuto ammettere di non sapere chi è
Violetta. Adesso lo so, ma quando stavo parlando con lei non mi ero ancora
informata.»
E, accidenti a lei, quel faccino triste mi
sta spezzando il cuore. È strano come sia sempre stato apatico e schivo nei
confronti dei bambini e a questa in particolare siano stati sufficienti venti
minuti per conquistarmi.
Sto ancora pensando a qualche genialata
che possa farle tornare il sorriso, quando una furia scarmigliata si avvicina a
noi urlando.
«Nessie!» La donna si precipita sulla
bambina accucciandosi davanti a lei. Le tocca il viso, le sposta la frangia
dalla fronte, le tasta le braccia e infine l’abbraccia. «Stai bene, tesoro? Non
riuscivo più a trovarti. Sono quasi morta dalla paura…»
«Ciao, mamma.» Non che avessi molti
dubbi, ma quel semplice saluto mi conferma che la donna china è il genitore
amorevole, nonché sbadato, che si è persa la figlia.
«Ciao mamma?! Ciao mamma è tutto quello
che riesci a dire dopo avermi fatto impazzire per più di venti minuti? Ti ho
cercato dappertutto, ho pensato di tutto. Temevo ti fosse successo qualcosa,
avevo paura che ti avessero portato via, stavo per far chiudere tutti gli
accessi di questo dannato centro commerciale…» La voce della donna sale in modo
esponenziale, diventando più acuta a ogni nuova parola sfiorando la barriera
del suono.
«Signora, forse dovrebbe…» blocca la mia
protesta quando si gira e mi incenerisce con un’occhiataccia. Si solleva e mi
fronteggia senza mai togliere la mano dalla spalla della piccola.
«Lei chi è? Perché mia figlia e con lei?»
È stravolta, il cappotto le pende leggermente dalla spalla, i capelli mosso
sembrano una nuvola castano scuro, lo stesso colore caldo degli occhi, una
sciarpa colorata scende storta dal collo chiaro e le labbra sono rosse e
gonfie, come se le avesse strette tra i denti diverse volte. È bellissima. Ciò
non toglie che questo suo atteggiamento mi faccia incazzare comunque.
«Mi chiamo Edward Masen», le dico
presentandomi. «E la domanda giusto dovrebbe essere: perché sua figlia non era
con lei?»
Il viso sin troppo pallido, forse per la
preoccupazione, diventa improvvisamente scarlatto mentre lei ripete la stessa
cosa che mi ha raccontato la bambina poco fa, incespicando sulle parole: «La
tenevo per mano… mi sono distratta un momento per guardare una vetrina… è
scomparsa… e… e comunque non sono affari suoi.»
«Lo sono diventati dal momento che la
sua preziosa figliola mi si è attaccata alle gambe. Ha idea del rischio che ha
corso? Cosa avrebbe fatto se io fossi stato un malintenzionato con la
predilezione per le giovani fanciulle?»
Mi sento un verme quando il suo volto
perde tutto il colore e nei suoi occhi passa un lampo di puro terrore,
sensazione che scompare magicamente quando la donna in questione mi rimbotta
senza perdersi d’animo.
«Se è un così bravo e ligio cittadino,
com’è che non si è premurato di portare Renesmee alla postazione della guardia
di sicurezza?»
«Intende quella guardia di sicurezza?» le chiedo indicando col mento lo
stesso tipo che poco prima abbiamo scartato con la piccola e che continua
tranquillamente a farsi i fatti propri con l’addetta alla clientela.
«Ok, non posso darle torto, ma poteva
comunque… poteva…»
«Sì…?» insisto guardandola con
scetticismo, in attesa di sentire cosa si inventerà per riuscire in ogni caso a
darmi contro.
«Ha ragione, io non avrei lasciato
neanche un bambolotto in custodia a quel tipo. La ringrazio per essersi
occupato di mia figlia.»
«Non c’è di ché», le rispondo gonfiando
il petto.
Il silenzio si protrae mentre i nostri
occhi si immergono gli uni dentro gli altri, verde e marrone miscelati
all’interno di una dimensione sconosciuta. Forse
potrei… sarebbe possibile… no, non credo… ho la testa in fiamme e non ho la
più pallida idea del perché.
«Ehm, ehm» la piccola si schiarisce la
gola per attirare la nostra attenzione, rompendo l’incanto che ci ha avvinti. «Mamma,
non ti sei ancora presentata.»
«Oh cielo! Che imperdonabile cafona.
Sono Isabella Swan e lei è Renesmee, mia figlia, ma questo immagino l’abbia
intuito.»
«Renesmee?» Mai sentito un nome più
assurdo. Mi rivolgo alla bambina con aria perfida: «Che hai fatto per meritarti
questa punizione, l’hai tenuta una settimana in travaglio?»
«Ha parlato quello col nome che andava
di moda all’inizio del secolo scorso! Il mio nome è originale. Unico.»
«Vorrei ben vedere!» Lei muove la mano
come a scacciare una mosca fastidiosa prima di rivolgersi alla madre, senza più
degnarmi di attenzione.
Mi aspettavo che si risentisse per il
mio scherzo, invece mi ha risposto a tono. Continua a sorprendermi e piacermi
sempre di più.
«Mamma non pensi che sarebbe carino
ringraziare Edward… che so… offrendogli un caffè magari?»
Conosco questa bambina da mezz’ora
appena eppure so che sta tramando qualcosa e dallo sguardo che le rivolge la
madre sono convinto che lo sappia anche lei che la conosce molto meglio.
«Tesoro, probabilmente il signor Masen
ha di meglio da fare che perdere altro tempo con noi» le risponde a labbra
strette, fingendo un sorriso che non raggiunge i suoi splendidi occhi.
«In realtà sto aspettando mia sorella da
tempo immemore e mi andrebbe proprio un caffè» mi intrometto io. Non so se è
davvero per l’idea della bevanda calda o perché non voglio separarmi dalle due.
È davvero strano per me, ma se è vero che la piccola ha impiegato meno di venti
minuti a conquistarmi, alla mamma è bastato uno sguardo e io non sono tipo da
non dare credito alle sensazioni che provo. Ho raggiunto obiettivi insperati
grazie al mio intuito e questa volta mi sta suggerendo che non devo, per
nessuna ragione al mondo, lasciare allontanare questa donna senza la certezza
di sapere come ritrovarla.
«Visto?» continua la bambina, «potete
chiacchierare un po’ al bar dell’aria bimbi mentre io cerco di farmi nuove
amicizie» conclude con un sorriso più falso delle banconote del monopoli,
sbattendo poi le ciglia con aria innocente.
Piccola strega! Devo ricordarmi di farle
un bel regalo.
Cazzo, sono messo malissimo se penso di farmi
aiutare da un soldo di cacio “finanziando” il suo comportamento scorretto. Va
beh!, come si dice: in guerra e in amore tutto è concesso e io, per quanto
assurdo possa apparire dopo pochi minuti di conoscenza, con Isabella Swan non
voglio fare la guerra.
«Allora, questo caffè?»
«Certo… certo… volentieri» mi risponde
arrossendo di nuovo.
Ci dirigiamo all’area bimbi, Renesmee
continua a saltellare avanti a noi sorridendo felice, spostando lo sguardo dalla
madre a me.
Per quanto riguarda me, non vedo l’ora
di sedermi con questa donna bellissima e rilassarmi, tentare di conoscerla
meglio che posso nel tempo che mi rimane e convincerla a vedermi ancora fuori
da questo posto.
So che non sta più col padre della
bambina visto che questi ha già una nuova famiglia felice, questo non significa
che non frequenti nessuno, in quel caso dovrò fare in modo che capisca che io
sono meglio di chiunque altro perché non c’è una possibilità al mondo che la
lascia andare via senza ottenere la possibilità di vederla ancora.
Quando siamo soli e seduti a un tavolino
che ci permette di vedere la piccola, l’aria tra noi si fa imbarazzante. Spezzo
la tensione chiedendole cosa desidera bere, ordino per entrambi e parlo di
assurdità delle quali non mi è mai importato un accidente.
Le chiedo dove è nata e cresciuta, che
studi ha fatto, cosa le piace fare nel tempo libero, che lavoro svolge. Ogni
domanda a cui risponde ne fa nascere altre e altre ancora. Non le permetto di
sfuggire alla mia curiosità. So che mi sto comportando come un pazzo, sono
scortese e la sto mettendo in imbarazzo, ma non riesco a fermarmi. Voglio
sapere tutto di lei e la cosa mi elettrizza e mi fa paura allo stesso tempo.
«Nessie mi ha detto che ha pochi contatti
col padre.»
Lei sospira portandosi una ciocca di
capelli dietro l’orecchio. «Eravamo molto giovani quando è arrivata Renesmee.
Credevamo di essere follemente innamorati e che insieme saremmo stati più forti
del mondo intero. Inutile dire che la realtà si è rivelata molto differente.
Jacob non è un uomo cattivo, quando Nessie è nata era fuori di sé dalla gioia,
ma il nostro rapporto era già traballante… Insomma… All’inizio la vedeva quasi
tutti i giorni, la portava con sé praticamente ovunque, la riempiva di
attenzioni, la fine del nostro rapporto non gli ha impedito di amare sua
figlia. Crescendo, però, Renesmee ha cominciato a manifestare delle…
predisposizioni particolari. Già quand’era molto piccola faceva discorsi
complicati e usava terminologie inusuali anche per un adulto. Jacob è un uomo
semplice, un gran lavoratore, ma non ha mai spiccato d’ingegno. Non sapeva come
risponderle, non ha mai imparato a rapportarsi con lei e col tempo si è
allontanato sempre di più. E questo è più o meno tutto.»
«Hai mai pensato di farle frequentare
corsi speciali?»
«Sì, ma poi ho deciso di lasciar
perdere. Vorrei che vivesse la sua infanzia come tutti gli altri bambini, anche
se non è semplice per lei. Gli adulti la guardano come fosse un fenomeno da
baraccone e gli altri bambini non la capiscono. Quando sarà più grande sarà lei
a decidere cosa fare.»
Si è rattristata, sento il petto
stringersi a guardarla così.
«Tua figlia è meravigliosa. Non pensavo
che mi sarebbe mai piaciuto un bambino, invece lei… credi nell’amore a prima
vista?» le chiedo sentendo, forse per la prima volta nella vita, il mio viso
più caldo del solito. Ridacchio come un cretino per camuffare il mio imbarazzo
perché, in tutta onestà, non so se mi sto riferendo alla piccola o alla mamma.
Forse a entrambe. Forse ci sta pensando anche lei perché le sue guance hanno
ripreso la tonalità che sto cominciando ad amare alla follia.
Guarda Renesmee che gioca con le palle
colorate all’interno di uno spazio recintato.
«Sembra divertirsi» le faccio notare.
«Lei adora stare con le persone. Ama
confrontarsi, parlare di tutto, apprendere da chiunque possa insegnarle
qualcosa.»
«È forte» ammisi. «Ho cercato di
allontanarla e l’ho anche trattata male, ma sembra che niente riesca a smorzarne
l’entusiasmo e, con senno di poi, posso dire di esserne molto felice.»
Lei distoglie lo sguardo con un dolce
sorriso sulle labbra poi mi guarda come colpita da un’illuminazione. «Aspetta,
ma per Masen non intendi Masen Corp,
vero?»
Sento il mio corpo irrigidirsi. Sino a
questo momento non mi è sembrata interessata ad altro che non fossi io come
uomo e non come possibilità di sistemarsi, ma sono abituato a recite di
qualunque tipo per essere accalappiato. La guardo aspettandomi il peggio, ma
quando nei suoi occhi non trovo la solita luce predatoria mi rilasso buttandola
sullo scherzo. Alzo la mano fingendo rammarico: «Colpevole, Vostro Onore» le
dico portando la mano al cuore.
Scoppia a ridere illuminando tutto ciò
che la circonda.
Cazzo, sono messo molto peggio di quanto
pensassi.
«Mi spieghi che ci fai in un centro
commerciale?» Ipnotizzato dal suo sorriso, allungo una mano per avvicinarla
alla sua, la stringo appena e la guardo negli occhi.
«Credimi, se me lo avessi chiesto un
paio d’ore fa non avrei saputo risponderti. Adesso, invece, credo d’averlo
capito.»
Adoro vederla abbassare le ciglia,
distogliere lo sguardo e riportarlo su di me con interesse.
Renesmee arriva proprio nel momento in
cui sto per dire a Isabella che vorrei vederla ancora. Vorrei arrabbiarmi, ma
vederla sedersi in braccio alla mamma e stringersi al suo petto nascondendo il
visetto nel suo collo, mi fa desiderare ancora di più di far parte di quel
quadretto perfetto.
Quando il momento di tenerezza passa, la
piccola si rivolge a me con aria impertinente: «Le hai già chiesto di uscire?»
Io e Isabella ci guardiamo imbarazzati e
divertiti.
«Tesoro…» lei ignora la madre, mi guarda
e mi strizza l’occhio.
Per trentatre anni ho vissuto la mia
vita spingendo al massimo, ho lottato per raggiungere una posizione che mi
permettesse di ottenere tutto ciò che desideravo. Mi sono creato un nome che
tutti conoscono, ma ho scordato le cose importanti della vita. Ho dimenticato
la gioia che provavo in attesa del Natale, l’eccitazione che puntualmente
precedeva il momento che aspettavo da mesi, quel momento in cui tenevo tra le
mani il pacco che avrei scartato col cuore in gola. Mi guardo attorno e, per la
prima volta dopo tanto tempo, noto i piccoli particolari che mi affascinavano
quando ero piccolo: le luci, i colori, i sorrisi, la felicità. Ho dovuto
incontrare una nanetta dagli occhi ammalianti per ricordarmene; una piccoletta
che mi ha dato la possibilità di conoscere la sua splendida mamma che mi ha
fatto battere il cuore come non mi era mai successo prima e che mi fa sognare
di poter avere un futuro in cui non ho mai sperato.
Voglio essere un papà. Voglio essere un
marito. Voglio essere un uomo migliore e voglio ricordare tutto quello che
amavo prima di diventare un cinico adulto senza sogni e ho la certezza che loro
due possano donarmi tutto questo.
«In effetti non l’ho ancora fatto,
piccoletta.» Sorrido felice prima di rivolgermi alla diretta interessata: «Isabella
sarei molto felice di poterti portare fuori a cena.»
Lei balbetta un po’ confusa e poi, rossa
come un peperone, accetta la mia offerta. Non so cosa mi dia questa
convinzione, ma sono certo che questo sarà l’inizio di una nuova vita…
Nove
anni dopo…
«Non capisco perché non puoi portarti
dietro tuo fratello.»
Mi guarda sollevando un sopracciglio. «Sei
serio? Vuoi che vada in giro per il centro commerciale con un ragazzino di sette
anni? Cosa dovrei dire alle mie amiche?»
«Che hai un fratello e ti piace passare
il tempo con lui. Se le tue amiche non lo capiscono allora non meritano la tua
amicizia.»
«Ma…» si volta dalla madre in cerca
d’aiuto. «Mamma!»
Bella sorride alla figlia e si rivolge a
me: «Amore, sai che EJ si annoia con loro, lascia che Ren vada da sola.» Tutta
la mia belligeranza sparisce come ogni volta che lei mi guarda, non posso
negarle niente.
«D’accordo» mi arrendo contrariato. «Ma
tu» dico a mia figlia puntandole un dito minaccioso contro «stai attenta, non
dare confidenza a nessuno, tieni sempre il telefono a portata d’orecchio e non
dare confidenza.»
«L’hai già detto, non è necessario
ribadirlo.»
«Certo che è necessario. Non ci si può
fidare degli uomini.»
Lei solleva gli occhi esasperata. «Ho
diciassette anni…»
«Appunto!» Bella mi posa una mano sul
braccio, interrompendo la mia invettiva.
«Vai, tesoro e cerca di tenere d’occhio
il telefono o tuo padre rischia di farsi venire un malore.»
«È un centro commerciale! Cosa volete
che succeda qui dentro? Il rischio più grande che posso correre è di conoscere
l’uomo della mia vita. Vero, signor Masen?»
Sbuffo per nascondere l’emozione che mi
assale quando mi ritrovo in questo posto. «Sparisci, ragazzina.»
Lei si avvicina, mi abbraccia e mi posa
un delicato bacio sulla guancia. «Grazie. Ti voglio bene papà.»
La stringo di rimando e blocco il groppo
che sento alla gola ogni volta che mi ricorda che sì, sono un papà, il suo papà, quello che lei desiderava
da piccola, quello che le ha dato tutto l’amore e l’appoggio di cui aveva
bisogno; quello che era accanto a lei quando qualcosa la faceva soffrire, ed
era ancora lì quando era fiera di se stessa.
Si allontana e ride di cuore quando mi
vede scansare il suo sguardo per celare i lucciconi nei miei occhi.
Fa davvero schifo invecchiare! Ma se
posso passare il resto della mia vita con la mia splendida moglie e i miei
meravigliosi figli, penso di poterlo sopportare.
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Davvero bellissima. Tenera e dolce al punto giusto, senza sfociare nei fiumi di miele da carie! L'ho apprezzata tantissimo. (C'è qualche errore di battitura credo, da rivedere, ma nulla di che.)
RispondiEliminaLa bambina è proprio una forza della natura, ma Edward che si adatta con le sue risposte e che spesso e volentieri non sa come confrontarsi è pazzesco. L'idea è meravigliosa. Non so come sia nata ma a pensarci è vero che nella fretta degli acquisti di Natale mentre stai passeggiando in un centro commerciale o sei in fila ad una cassa, ti capita di vedere persone che sembrano messe lì a forza. Mi sono sempre chiesta cosa pensano in quei momenti. Questa tua storia divertente e frizzante, molto tenera in alcune parti, mi tornerà in mente ogni volta.
Complimenti. Davvero Brava, grazie di aver partecipato.
Aly
Bella! Bella! Bella!
RispondiEliminaHai saputo creare una bambina veramente tremenda e adorabile nello stesso tempo. La storia mi è piaciuta molto, scritta bene anche se con qualche refuso.
Grazie mille per aver partecipato e aver condiviso con noi la tua storia
Stupenda e divertentissima. All'inizio credevo che fosse Edward il padre della piccola saccente... però mi piaceva molto il dialogo tra Edward e la piccola saccente. Complimenti mi è piaciuta moltissimo
RispondiEliminahahahahahahahhaha!!! sono alla prima riga!! hai vinto!!! sei la mia idola! hahahhahahahahhaahah!!!
RispondiElimina-Sparv-
No, seeeee, beata te!!! Credi di cavartela così? Eh no! Ce stanno nove-anni-nove dove puoi, e devi, raccontare "Come hanno fatto Edward Masen e Abbella Swan a fare il fratellino di Renesme" :D
RispondiEliminahahhahahaahhahah!!! Molto carina! Lui LO ADORO!!! Ho riso e il dialoghi mi sono piaciuti alla follia! Questa è la nona storia che leggo di questo contest e solo la tua e un'altra mi hanno fatto dispiacere della brevità dovuta al limite della o/s naturalmente.
Premio gioiellino!!!
-Sparv-
Questa è la quarta storia che leggo e ammetto che è la prima ad avermi coinvolta dall'inizio alla fine! Lui mi piace da morìììììììì! Oddio quando sono belli e scazzati mi innamoro subito. Ma pure quando da belli e scazzati si trasformano in uomini che per ciò che desiderano e amano sono capaci di fare un passo indietro e diventare i migliori del mondo. Concordo con Laura. Ci vuole una parte extra dove ti dilunghi sui particolari che hanno portato alla scoppiare della passione e poi quelli che caratterizzano la passione stessa!!! Bella bella bella. Una bellissima favola ironica e romantica!!! Brava!! Cristina. (PS è vero che ci sono errorini di battitura, ma non tolgono nulla alla piacevolezza di questa lettura! Lo devo scrivere per coerenza visto che ho fatto notare la cosa altrove, ma si capisce che sono stati dettati dalla fretta per arrivare a consegnare in tempo, anche perchè credo di averti riconosciuta!)
RispondiEliminaCaspita mi è piaciuta tantissimo!!!
RispondiEliminaLa bambina è fenomenale nella sua particolarità, intelligenza e delicatezza. Ma è anche fragile e bisognosa d'amore come tutti i bambini di questo mondo.
È una storia leggera e positiva che avrei continuato a leggere volentieri ancora e ancora...
Bravissima!
Storia leggera e simpatica, si legge bene ed è molto, molto carina.
RispondiEliminaEdward è strepitoso!!!! Sul finale, però, mi sembra un po' troppo tirata via, peccato, perché poteva essere veramente speciale.
Complimenti lo stesso per esserti messa in gioco e grazie per aver condiviso la tua storia.
Ila Cullen
La prima parte della storia è a mio avviso molto bella. L'apertura cattura l'attenzione e delinea il carattere del personaggio, il tono è leggero, il ritmo veloce e i commenti mentali del grinch sugli avventori natalizi risultano esilaranti. L'introduzione della bambina nel quadro aggiunge un ulteriore elemento di interesse perché è davvero raro conoscere una bambina in grado di tenere testa ad un adulto (oltretutto un po' orso), rimbeccandolo a dovere. Ancora più interessante è la capacità della bambina di "leggere" questo adulto, riuscendo a cogliere non solo i segnali più superficiali, quelli che lo identificano come una persona scortese e caustica, ma anche quelli più profondi, quelli che denunciano un disagio che l'adulto cerca di mascherare anche a se stesso.
RispondiEliminaFino all'arrivo della trafelatissima mamma la storia è molto godibile, poi la trasformazione improvvisa del grinch nel "family man" mi sembra un po' affrettata, poco giustificata. Probabilmente in questo caso la misura del racconto breve ha penalizzato lo sviluppo narrativo imponendo una chiusura rapida che lascia il lettore insoddisfatto perché ha il sapore del miracolo di Natale, mentre le ragioni del cambiamento (della maturazione) erano tutte presenti in nuce nel personaggio.
In ogni caso, il siparietto finale con la bambina divenuta ragazza che trasforma il papà nell'uono delle caverne pronto ad approvare incondiziontamente l'utilizzo del burqa è spassoso assai.
Hanno ragione le ragazze che hanno commentato prima di me. E' un vero gioiellino!! E' frizzante e coinvolgente fin dalle prime righe. Lo scambio di battute tra il bisbetico e la bambina sono favolosi ed è vero che spesso e volentieri i bambini hanno la capacità di mettere a nudo l'animo di un adulto con semplicità e verità disarmanti.
RispondiEliminaBen scritta, si lascia godere in pieno nonostante qualche errorino che, come ti è già stato detto, non disturba la lettura ma denota solo una mancanza di rilettura.
Grazie per questa perla.
Per me questa storia vale tantissimo, ti resta dentro e te la ricordi in ogni momento, anche quando vai a passeggio e incontri una bambina che potrebbe rispecchiare questa descrizione! Proprio per questo, e perchè mi è piaciuta da matti, ti do i miei 5 punti!
RispondiEliminaComplimenti
Per te i miei 2 punti.
RispondiEliminaQuesto commento è stato eliminato dall'autore.
RispondiEliminaA TE VANNO I MIEI 2 PUNTI!
RispondiEliminaFaccio questa premessa a tutte:
RispondiEliminaEccomi qua a votare.
Ho pensato molto a lungo alla rosa delle 5 che devo scegliere. Ho letto subito tutte le storie non appena pubblicate, ma ho voluto riflettere e far "cucinare" le mie impressioni, per vedere cosa mi restava dentro, cosa mi ha impressionato di più. Devo dire che non solo 5 le storie che mi hanno impressionato, sia in bene che in male, ma riguardo alle preferite ne ho un paio che ho adorato, altre che mi sono piaciute molto e altre meno per vari motivi, e mi dispiace moltissimo non avere più voti a disposizione, ma questa volta va così.
Le storie che ho amato di più sono quelle che ho apprezzato per idea, linguaggio ed esposizione insieme: ci sono state idee molto carine e modi di presentazione originali e coinvolgenti nella lettura, e ho scelto seguendo ciò che più si confà a me: il "piglio", ciò che mi aggancia sul serio in una storia. Scelgo sempre in questo modo, essendo onesta con me stessa e con chi leggo.
La tua storia mi è piaciuta tantissimo, lo scambio tra Edward scazzato e la bambina prodigio è epico, e per una volta ho adorato una bambina che sembra più grande della sua età proprio perchè tu l'hai descritta come speciale e non l'hai fatta passare per una bimba qualsiasi (grazie! i bambini che parlano da adulti in maniera gratuita proprio non li reggo). La storia è brillante, carina, ben articolata e scrivi veramente bene, con un passo che mi è congeniale. E' vero che ci sono delle sviste, ci sono in tutte le storie del contest (io ne faccio a bizzeffe e sono molto meno brava nella costruzione delle frasi) ma non hanno peso per me perchè sono solo quello: sviste. E niente! Mi è piaciuta davvero tanto!
4 PUNTI
-Sparv-
Storia davvero carina, divertente e scorrevole. L' Edward dell' inizio è un po' come me durante le festività, forse dovrei frequentare di più i centri commerciali :-) . Per me voto 4
RispondiEliminaValentina Pattz
Sì, ci ho pensato qualche giorno. L'ho riletta e ho deciso. A te i miei 5 punti.
RispondiEliminaVeramente adorabile. Voto 4.
RispondiEliminaMa è una meraviglia.
RispondiEliminaMi è piaciuta subito già dalle prime battute ma quando è arrivata la piccoletto è stato un crescendo.
Bellissimi i dialoghi e sinceramente non mi è mancato neanche il sesso tra loro due, l'amore che c'è qua dentro ti riempie e ti soddisfa.
Grazie mille
JB
VOTO 4
RispondiEliminaUna storia bellissima che ti rimane nel cuore per le sua dolcezza ^_^
RispondiEliminaVOTO 2
RispondiEliminaMi sono dimenticata di votare. Sono rimasta colpita da questa storia quindi un bel 5
RispondiEliminaHo adorato questa storia!!! Mi è piaciuto da morire il personaggio di Renesmee, bimba acuta e spassosissima, Edward non poteva resisterle, né a lei né a sua madre!!! Bravissima,
RispondiEliminaAleuname.
Voto 4.
EliminaAleuname.
davvero brava! Edward scazzatissimo mi ha veramente divertito, specialmente nel vano tentativo di allontanare la piccola aliena. Bella, scorrevole e travolgente. Complimenti.
RispondiEliminaGeorgia
avrei voluto avere più tempo per riflettere... VOTO 1
EliminaGeorgia
Bella, la storia mi piace, la trovo scorrevole e interessante, più leggevo e più volevo andare avanti per vedere quello che veniva dopo. Sei stata davvero brava.
RispondiEliminaVOTO 4
Mi è piaciuta questa storia. Belli i discorsi tra Edward e la piccola, divertente vedere Edward spiazzato.
RispondiEliminaAnche io avrei voluto avere un posto in prima file durante la procreazione del fratellino, peccato.
La fine è molto tenera.